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La (sub)cultura del Manga (1 di 4)

L'altra sera (ri)leggevo Dragon Ball.
E come sempre, (ri)leggevo le lettere che i lettori inviavano alla redazione.
Su tutte, mi ha colpito la lettera di un ragazzo che si lamentava del formato del Manga.
Dragon Ball infatti è stato il primo fumetto in Italia a non essere ribaltato "all'occidentale".
Il primo vero "manga" che rispettava il canone culturale del fumetto orientale, insomma.

Questo ragazzo sosteneva che il mancato ribaltamento era sbagliato, che mai sarebbe stato accettato dai lettori abituati a leggere in modo "normale", ma soprattutto che la casa editrice ne avrebbe perso in lettori (e quindi in denaro) in quanto il fumetto, e in particolare, il manga (in questo caso non ribaltato) era un prodotto subculturale.

Ho pensato allora a come si è evoluta la "subcultura" del manga in questi anni.
E nonostante tutto, devo dire che a oggi, e soprattutto in italia, quel ragazzo aveva completamente ragione.

5 buta-commenti:

  1. beh, sul fatto che sia una subcultura è vero, ma è anche vero che in Italia il successo di una serie ha genesi completamente opposta rispetto a quella che ha in Giappone. In Italia il 90% buono dei manga viene venduto solo a seguito della visione dell'anime, che in genere viene ridotto a prodotto per bambini,ultracensurato e tagliato, in modo da perdere gran parte del fascino originale.A quel punto quanti ragazzi sono disposti a prendere il manga di un anime relativamente penoso?Pochi.Forse recentemente il fatto che alcuni anime siano trasmessi in maniera meno censurata soprattutto su canali più adolescenti tipo MTV (unica cosa buona di quel canalaccio) e soprattutto grazie al fenomeno delle scan online, un pubblico più vasto si sta avvicinando ai manga. Il problema però è che il fenomeno bimbominkia si sta espandendo anche in questo settore, visto che sempre più ragazzini vanno a buttare miliardi in manga di cui capiscono poco e niente, solo perchè è di moda o perchè il protagonista è figo. Sinceramente, preferirei una sub-cultura di ragazzi che affrontano i manga anche con una certa "serietà", piuttosto che una cultura dove si vede il 10% di quello che c'è in un volume. Da fanatico dei disegni, sono molto pesante su questo punto di vista.
    Come dici tu, aveva ragione quel ragazzo, ma su una cosa sbagliava: se in Italia il manga è una subcultura, non è affatto colpa della stampa "alla giapponese", ma per tutt'altre cause. Almeno secondo me.
    S2EM (no, non mi registrerò MAI! xD)

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  2. Verissimo. Ma secondo me quello che dici tu è l'effetto, non la causa.

    E sulla causa ci arriviamo negli altri post, ovviamente... :D

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  3. Secondo me bisogna stare bene attenti ai commenti che si fanno su queste news perchè la meta' di quelli che affermano che se i manga venivano ''rovesciati'' era meglio sono gli stessi che si lamentano per le traduzioni poco fedeli all'originale...
    bisogna scegliere se si vuole un buon prodotto fedele all'originale ma di nicchia o un buon prodotto ''occidentalizzato'' ma con un mercato e un'accessibilita' a un maggior numero di lettori...il prodotto perfetto non esiste...io sono favorevole al primo...anche perchè penso che manga e fumetti abbiano ormai lo stesso peso sul mercato...per gli anime e' tutta un'altra storia...

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  4. Ovviamente rispondo in maniera molto abbozzata perchè sennò poi rischio di scrivere cose che scriverò nelle prossime 3 parti.

    Anche io sono per l'originalità del prodotto: se il manga è "ribaltato", perchè dovrei leggere la versione non ribaltata?
    Ma non vale solo per i fumetti: vale anche per film e telefilm. Quelli non italiani li vedo sì doppiati, ma poi li vedo anche in originale sottotitolati. Perchè l'originale è sempre meglio.
    Discorso diverso per i libri: non ho le competenze per leggere un volume in un altra lingua, ahimè.

    "anche perchè penso che manga e fumetti abbiano ormai lo stesso peso sul mercato".

    Decisamente sì. Ma non solo sul mercato. Anche a livello meramente culturale. Ma su questo, ovviamente, ci torniamo nei post. ;)

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  5. Premetto: da quando leggo manga, oramai mi viene strano leggere all'occidentale, perlomeno all'inizio, poi ci rifaccio l'abitudine.

    Per quanto il mio vocabolario sia folto, mi sono dovuto andare a cercare il significato preciso di "subcultura". Al che ho subito pensato: cosa NON E' una subcultura?
    Neanche la lingua oramai può essere considerata una cultura generale (forse a parte l'inglese in questo millennio), anche solo ai livelli del dialetto.

    Forse solo il linguaggio matematico può essere considerato come una cultura.

    Ma ad oggi se si parla di subcultura, fra i più ignoranti (Cit. Buta: "inteso come quelli che ignorano, che non conoscono ancora.") viene chiamata "moda".
    Invece una cultura, o sub, dura anche secoli.

    Ora venendo ai manga cosa si può dire? E' una subcultura, è una moda. Tutto dipende da come viene vista e vissuta dalle persone.
    Non è del tutto errato prendere un volume e leggerne o capirne il 10%.
    La stessa cosa potrei dire di quelli che leggono le riviste di moda in questa maniera (esempio assurdo).

    L'importante come dicevo è come si vive questa subcultura: si accenna appena; la si prova ed in seguito la si lascia/ignora; la si coltiva per un periodo di tempo; si diventa fan; ed infine "otaku".

    Quindi vorrei chiedere: questo articolo in quattro parti di cosa tratterà? Di come è diventato una subcultura? Degli aspetti negativi o positivi di esserlo?

    Perchè sinceramente mi pare una cosa del tutto normale.

    "Sinceramente, preferirei una sub-cultura di ragazzi che affrontano i manga anche con una certa "serietà", piuttosto che una cultura dove si vede il 10% di quello che c'è in un volume. Da fanatico dei disegni, sono molto pesante su questo punto di vista."

    Quoto.

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