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Survival Vlog - Documento #2

Qui è sempre Angelo Cavallaro che parla.
Sono passate quasi due settimane da quando ci siamo sentiti l’ultima volta, tempo in cui abbiamo deciso di incamerare maggiore energia per mantenere una linea un po’ più stabile. Il complesso della Nato, dove siamo rifugiati, è dotato per fortuna di un paio di impianti fotovoltaici che ci permettono di avere il minimo indispensabile di energia elettrica. Energia elettrica che però, come potete immaginare, dobbiamo centellinare.

E’ dura, comunque. Durissima. Ho visto che anche altre persone stanno riuscendo a mettersi in contatto tra loro, per scambiarsi informazioni sulla pandemia e sui  gialli, e sul modo in cui stanno sopravvivendo. Qui a Bagnoli quasi pensavamo di essere gli ultimi rimasti. Invece, per fortuna, ce ne sono altri, lì fuori.

Se la linea regge, oggi voglio cominciare a parlarvi della nostra storia, do come siamo riusciti a sopravvivere, di come ci siamo arrangiati e di come ci stiamo arrangiando.

All’inzio di tutto, 5 anni fa,  la Pandemia, come al solito, fu presa sottogamba. D’altronde penso immaginate da soli le cose come vengono prese, qui a Napoli. Solo quando apparvero i primi gialli da queste parti, e il morbo cominciò a imperversare, ci fu un fuggi fuggi generale verso le campagne. Anche a Bagnoli, il mio quartiere, furono in molti ad andarse. Agli inizi del 2011, dei 20000 abitanti del quartiere, eravamo rimasti circa in 250.

Può sembrare una cosa folle, ma in un mondo completamente malato e vicino al collasso, abbiamo deciso di restare qui. Un posto valeva e vale l’altro, e così, andarsene o rimanere era lo stesso. Ci siamo dati da fare, e abbiamo resistito.

Bagnoli è un quartiere periferico di Napoli, più simile a una cittadina chiusa che a un quartiere inglobato all’interno della città. Per resistere, e fronteggiare una possibile minaccia dei Gialli, ci siamo letteralmente isolati, chiudendo tutte le vie di accesso al quartiere.
Abbiamo utilizzato un paio di ruspe e un camion abbandonati all’interno dell’Italsider, per spostare gli scogli del lungomare de “la pietra” e occludere  le strade che collegano Bagnoli agli altri quartieri.

A sud di Bagnoli, via Diocleziano, via Coroglio, e via di Pozzuoli sono chiuse. Abbiamo scaricato tanti di quei detriti dell’ex acciaieria, e tanti di quegli scogli, da creare una specie di muraglia alta diversi metri. E lo stesso abbiamo fatto su viale della liberazione, via Alessandro d’alessandro, e la Cupa Starza, a nord del quartiere, rendendo Bagnoli un posto impenetrabile dall’esterno.
Abbiamo anche occluso i binari delle linee della cumana e della metropolitana, per essere tranquilli.
Grazie a questi accorgimenti, i gialli, fino all’anno scorso, non si sono mai visti, non sapendo nuotare. Il problema è che poi hanno imparato, ma di questo ve ne parlerò in seguito.

Ad ogni modo, dopo aver preso queste prime precauzioni siamo riusciti a…

5 commenti:

  1. Eh, si bello bello... anche tu sei malato xD

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  2. Vorrei vedere a te, chiuso (quasi) tutti i giorni dentro a un bunker con le stesse persone 24 ore su 24 per più di un anno intero. Tzè!
    :D



    - comunque sì, ammetto di essere il peggiore di tutti XD -

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  3. Ma funzion(erebbe?)a sul serio quella maschera?

    Angelo ma tu sei tipo uno dei capoccia o solo un reporter?

    Comunque sta storia dei gialli che sanno nuotare mi ricorda tanto quella dei Velociraptor che iniziano ad aprire le porte....paura...

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  4. Penso di sì Valentino. Ci sono i buchi per attaccarci un'eventuale bombola d'ossigeno. E c'è il filtro per l'aria che si inspira.

    Io comunque sono un...uhm...sopravvissuto. XD

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  5. (fuori personaggio): wow, bellissimo il finale del video! :)

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