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Giuseppina Baratro, la più grande autrice death metal del mondo!


Direttamente da 601, il programma curato da Lillo, Greg e Alex Braga su Radio 2, Giuseppina Baratro, arzilla vecchietta di 90 anni, autrice death metal.
Geniale, assolutamente geniale!

Ps: come vi sarete accorti, i post ultimamente sono molto più leggeri.
L'estate ruba energia...

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La Foto della Settimana

Dato che siamo in tema "sacro"...
La foto della settimana si allaccia inevitabilmente con il post precedente.
Amen!

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Cristo e il Demonio

Comunque la pensiate in materia religiosa, consiglio a tutti voi, miei 25 lettori, di vedere questo video tratto dalla miniserie Jesus del 1999.
Un dialogo serratissimo, filosofico e quasi metafisico tra il Demonio e il Cristo.
Uno scambio di battute una più cinica dell'altra.
E non so se è più cinico il Demonio nell'esporre la sua tesi, o il Cristo quando parla del libero arbitrio.

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Un bavaglio anche per i Blog

Ormai le porcate vomitate fuori da questo governo non si contano più.
Anche il Web verrà sottoposto a una specie di "legge bavaglio".
Orribile. E inquietante.
Per saperne di più, cliccate QUI.

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Top 5: Manga

Dato che qualche post fa abbiamo parlato di scan e di manga, una bella Top 5 sui miei cinque manga preferiti a questo punto è d'obbligo.
Così come la precedente Top 5, incentrata sui Libri Classici, anche questa non ha pretese di oggettive e segue solo le mie preferenze in materia fumettistica (in questo caso, manga).

5° Posto: One Piece, Eiichiro Oda
Probabilmente i miei 21 lettori si scandalizzeranno e diranno: "Ma come, frequenti e collabori col 1° Forum italiano di One Piece, amministri uno dei siti più importanti dell'opera di Oda e piazzi questo capolavoro soltanto al quinto posto?"
La risposta è sì. Il perchè è presto detto: One Piece non è ancora finito.
Non mi piace giudicare opere "in corso", ma One Piece, fino ad oggi è effettivamente un capolavoro. Sono pochissimi i manga che hanno come punto di forza un disegno eccelso, dei personaggi fuori dal comune, ma soprattutto una trama articolata e ben congegnata fin dall'inizio. Il problema è, per l'appunto, quel "fino ad oggi". Auguro a One Piece altri dieci anni al vertice dei manga, dato che la storia è ancora a metà. E speriamo non faccia mai la pessima fine che hanno fatto Naruto o Bleach.

4° Posto: Slam Dunk, Takehiko Inoue
Uno dei pochi manga capaci di mischiare massicce dosi di ironia, trashume, momenti epici e personaggi umanissimi assieme allo sport.
Le partite di basket di Slam Dunk sono indimenticabili. Così come lo sono le battute di Hanamichi Sakuragi, il genio, l'incommensurabile, il re dei rimbalzi, il duro&puro, l'uomo che non deve chiedere mai...

3° Posto: Kenshin, Samurai Vagabondo, Nobuhiro Watsuki
Watsuki è il maestro di Oda. E si vede. Ha un tratto eccellente e una regia impeccabile.
Il manga è sublime: incentrato alcuni anno dopo la fine dello Shogunato e l'inizio della restaurazione Meiji, offre uno spaccato del Giappone sulla via della modernizzazione e narra la storia di quello che una volta era il più spietato samurai della fine dello shogunato: Battosai Himura.
Assieme a Vagabond, il miglior manga sui samurai. Imperdibile.

2° Posto: Touch, Mitsuru Adachi
Ci sono autori che riescono a rendere speciale e fantastico il "reale". Autori che parlano attraverso vignette dove il silenzio più assoluto vale più di mille dialoghi. Autori che parlano col cuore e arrivano dritti al cuore.
Adachi è il re di questi autori. E Touch è il suo capolavoro.

1° Posto: Dragon Ball, Akira Toriyama
Dragon Ball, nonostante tutto, è IL MANGA.
Non c'è niente da fare. A mio parere, la storia del manga si suddivide in "prima" di Dragon Ball e "dopo" Dragon Ball. Dragon Ball è lo spartiacque tra il vecchio e il nuovo.
E' il punto più alto dello shonen "classico" anni 80/90, e il termine di paragone con cui le nuove generazioni di mangaka devono confrontarsi. I vari Oda, Kubo o Kishimoto non sarebbero diventati mangaka se non ci fosse stato Dragon Ball.
E per me è il miglior manga di combattimenti mai disegnato. Non ho ancora trovato un combattimento disegnato alla perferzione come quelli di Toriyama, dove si "vede" ogni singolo colpo portato dai contendenti.
Capolavoro.


Fuori classifica: Capitan Tsubasa, Le bizzarre avventure di Jojo, Dottor Slump e Arale, Vagabond e Cesare.
E voi? Quali sono i vostri manga preferiti?

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Ragazze ad Ostia

Perchè in fondo siamo tutti un po' coatti e romani!

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La Foto della Settimana

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La foto della settimana mi riguarda.
Ieri, per un giorno, il mio canale YouTube ha avuto più visualizzazione di quello di Beppe Grillo.
E scusate se è poco.

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Manga scan, case editrici e pirateria: un falso problema

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Dicono che se la gente non compra più fumetti è colpa della crisi economica.
Dicono che se la gente non compra più fumetti è colpa delle scan che imperversano in rete.
Dicono che se la gente non compra più fumetti è colpa delle scan che imperversano in rete che alimentano così la crisi economica.

In sostanza, dicono un sacco di puttanate.

Sono sempre stato un lettore forte dal punto di vista fumettistico. Ho collezionato fumetti, comics e manga a josa e continuo a farlo.
Le lamentele delle case editrici di fumetti, che ultimamente stanno intraprendendo azioni legali volte a far chiudere tutti i siti che si occupano di scan (è di oggi la notizia della chiusura di One Manga, uno dei siti migliori del mondo in questo settore) sono ridicole.

Il problema della violazione del copyright è noto. Tuttavia, è noto anche che tutte le majors che hanno intentato azioni legali contro terzi che hanno messo a disposizione materiali coperti da copyright in rete hanno sempre perso.
Perchè? Perchè la condivisione di dati coperti da copyright (qualcuno potrebbe dire "paradossalmente") è equiparabile alla libera condivisione di informazioni. E le informazioni hanno il dovere di essere condivise da chi vuole, quando vuole, nelle modalità in cui si vuole.

Le Case Editrici che producono fumetti, ad oggi, non hanno capito che il fenomeno delle scan serve anche ad aiutarle. In genere, un lettore che legge un fumetto tramite le scan, è incentivato, dopo la lettura, a comprarsi il volume in cartaceo. Perchè? Perchè il fumetto che ha letto probabilmente gli è piaciuto.
E un lettore/collezionista non si priverebbe mai del prodotto cartaceo che ha gustato in via elettronica.

Di più: le scan servono a far conoscere un fumetto. Lo aiutano a crescere. E se piace, nel momento in cui verrà pubblicato, ci sarà sempre chi se lo comprerà.
Questo perchè la rete è un mezzo potente, e il passaparola (e la condivisione, per l'appunto) è la via più rapida per far conoscere un prodotto al maggior numero di persone.

Altro che crisi economica.
Altro che abbassamento delle vendite a causa delle scansioni.

Le scan aiutano il mercato dei fumetti.
Non lo affossano.


Ma quelli che stanno "ai piani alti" sembrano non comprenderlo.

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Metal Gear Solid

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Ci sono saghe videoludiche che lasciano il segno in chi le gioca.
Street Fighter per i picchiaduro.
Sonic e Super Mario per i platform.
Final Fight, Double Dragon e Streets of Rage per i picchiaduro a scorrimento.

La saga di Metal Gear Solid fa parte dei videogiochi che lasciano il segno.
Senza contare i primi due Metal Gear per Nintendo e gli spin-off per la PsP, la saga ideata da Kojima è una delle più belle e profonde che il panorama videoludico abbia mai offerto.

Metal Gear Solid per Playstation 1 fu un prodotto rivoluzionario, che spianò la strada al genere "stealth". Niente più "uccidi nemici a caso" e "scarica pallottole addosso al nemico", ma "nasconditi" e "non farti vedere". D'altronde, il punto nodale dei Metal Gear sono sempre state le missioni di spionaggio e infiltrazione.

Il primo episodio della saga era (è) epico: epico nella narrazione, epico nelle modalità di gioco, epico per i personaggi. Così come i due episodi che l'hanno seguito per Ps2, fino ad arrivare a Metal Gear Solid 4 per Ps3, il capitolo che chiude il cerchio, il capolavoro perfetto.

Chi ha giocato al'intera saga rimane attaccatissimo ai suoi personaggi, a cominciare da Solid Snake, Raiden e Big Boss, fino quasi ad idolatrare di più i loro comprimari e avversari: impossibile togliersi dalla mente gente come Grey Fox, Liquid Snake, Sniper Wolf, Psicho Mantis, Vulcan Raven, Revolver Ocelot, Otacon, il colonnello Campbell, il trafficante di armi Drebin, Solidus Snake, Vamp, Meryl, le B&B, The Boss, The Pain, The Fury, The End, e tanti altri...

La saga di Metal Gear Solid non è una semplice avventura videoludica: è una vera e propria esperienza e può definirsi a tutti gli effetti un vero e proprio film: un film interattivo.

E se non ci avete mai giocato, non potete definirvi videogiocatori.

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The Winter is Coming!

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Paolo Borsellino: per non dimenticare

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Un sacrilegio chiamato Italia

Perchè danneggiare la statua dedicata a Falcone e Borsellino, questi due "eroici santi", è un atto più che vergognoso.
E' un vero e proprio sacrilegio.

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La Foto della Settimana

Scritte geniali che si trovano solo qui a Napoli...

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Toy Story 3

Io Toy Story 3 non sono ancora andato a vederlo. Lo farò sicuramente sabato, consapevole che la Pixar avrà sfornato l'ennesimo capolavoro.
Ad ogni modo, come sempre, queste piccolo spazio digitale è lieto di ospitare un'altra bellissima recensione di Raffaele Sergi.
Recensione, che come avrete intuito dal titolo, è incentrata proprio su Toy Story 3.
Buona lettura!

Lo ammetto: è la prima volta, nella mia breve carriera di recensore cinematografico farlocco, che mi trovo in seria difficoltà nel costruire una degna recensione. "Toy Story 3 - La Grande Fuga" non è un film normale, come tutti gli altri: c'è molto, forse troppo, da prendere in considerazione.
A cominciare da quel primo capitolo targato 1995, che ci fece sognare, proseguendo quattro anni dopo con il suo successore, "Toy Story 2", dove abbiam riso di gusto divertendoci come bambini. Quindici anni di vita che ci hanno visti crescere, maturare. Un'evoluzione costante, sia nostra che dei tempi che ci circondano, sia di chi racconta che di chi ascolta. E così, tramite questo processo naturale di crescita, anche la storia matura e si evolve, per meglio adattarsi a noi, bambini di ieri, finalmente pronti a recepirne il finale.

Cosa strana, l'esser bambini. Una parte di vita innocente, pura, fugace come un fuoco d'artificio, ma altrettanto intensa.
Avevo sette anni, quando vidi per la prima volta "Toy Story". Ne restai affascinato, estasiato. Ed è straordinario constatare come, a distanza di tanto tempo, tale stupore sia rimasto immutato. Certo, più consapevole magari; ma immutato, uguale ad allora.

È un lavoro incredibile, quello che la Pixar è riuscita a svolgere nell'arco di questi quindici anni. Un progresso continuo non solo per quel che concerne la grafica, ma soprattutto per la storia. Basta dare una sola occhiata agli ultimi capolavori che ha sfornato, per rendersene conto: WALL•E ci ha commossi con la sua poesia, UP ci ha fatto piangere con la sua umanità. In "Toy Story 3" troviamo tutto questo, ed altro ancora. Ed è incredibile pensare che una tale carica di emotività arrivi da un film che ha dei giocattoli per protagonisti. Le cose migliori, a volte, arrivano davvero da dove meno te lo aspetteresti.

Il lungometraggio in sé è straordinario. Ogni aspetto fondamentale è come la pagina di un libro scritta e controllata in maniera minuziosa e precisa. La grafica regge senza timore il confronto coi suoi predecessori, regalandoci personaggi umani sempre più realistici nelle fattezze e nelle movenze.
La regia è superlativa, fornendoci talvolta delle inquadrature mozzafiato, montate alla perfezione; resteranno nella memoria, ad esempio, scena iniziale e scena finale del film, diametralmente opposte per stile e costruzione, ma non poi così dissimili nel trasmettere emozioni.
Per non parlare dei personaggi. Oltre ai vecchi giocattoli, oltre ai già conosciuti e collaudati Woody, Buzz e tutta la cricca, vanno ad aggiungersi tutta una nuova serie di toys che, per quanto secondari e con parti misere in termini di tempo, hanno l'incredibile pregio di non scadere nella banalità, trovando un senso proprio all'interno della storia, e facendosi carico di tematiche importanti, quali l'amicizia, la lealtà ed il distacco. Giocattoli che hanno un'anima, un cuore. Che hanno sentimenti umani.
Ma è soprattutto la sceneggiatura a trionfare. Riuscire a realizzare un bel sequel è già di per sé un'impresa non da poco, ma il sequel di un sequel è cosa ardua se non addirittura impossibile. Riuscirci in questo modo, miscelando humor, pathos, citazioni, profondità, azione, dramma, ed anche un pizzico di horror, tanti generi diversi in un unico film di appena novanta minuti, è un lavoro che non merita altro che sinceri applausi. Il tutto, confezionato da una colonna sonora struggente, dolce e armoniosa.

Certo, il film è destinato ad un pubblico estremamente giovane. Ma soprattutto, è destinato a quei tanti che hanno vissuto il tutto sulla propria pelle. A quei tanti che hanno riso, pianto, e che nel frattempo sono cresciuti, senza però smettere di attendere e di sognare.

Perché, in fondo, c'è qualcosa che si spezza per sempre, nel momento di un addio. Un qualcosa di magico, di straordinariamente triste, ma anche di necessario. Può essere un amico che parte, oppure il trasferimento da una casa che ci ha ospitati per una vita, o ancora l'abbandono di un semplice oggetto, un giocattolo magari. Un giocattolo che ci ha accompagnati durante l'infanzia, divenendo ben più di un semplice strumento di intrattenimento per bambini.

Dietro l'addio si nasconde tutto un universo, un mondo che non va esplorato, né compreso, ma accettato: è un qualcosa che rifulge del tutto dalle nostre possibilità, segnando il termine definitivo di un legame che mai più potrà riformarsi, restando solo nel cuore e sopravvivendo solo nel fiume del ricordo.

E allora non possiamo che restare impotenti, mentre assistiamo ad uno spettacolo che, nonostante tutto, continua ad andare avanti, fino alla fine. Come un libro che, pagina dopo pagina, si avvia a quella conclusione che la nostra curiosità ha tanto bramato, e che ora invece speriamo non arrivi mai. O come un film che, dopo lunghe peripezie e tante avventure che abbiamo vissuto insieme, mostra i titoli di coda, salutandoci malinconicamente con la mano.

È lì che l'addio si consuma, illuminando intensamente un'ultima volta un sodalizio che il tempo ha cementificato e che ora, come un fragile vaso, si sgretola in tanti piccoli frammenti. È lì, in quell'interminabile istante, che tutto si brucia lasciando spazio a nient'altro che polvere e ricordi: perché dietro quella mano ci siamo noi, dietro quel saluto c'è il riflesso di un tempo che ci è appartenuto, e che abbiamo perso per sempre. Un passaggio di consegne che, metaforicamente, rappresenta anche il nostro.
Un ultimo sguardo complice, un nostalgico e malinconico cenno di mano. Ed infine, in due semplici parole, il saluto estremo: "Addio, amico."

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Doctor Who - Stagione 1

- Ma chi sei tu?
- Io? Io sono Il Dottore!
- Dottor...chi?

Doctor Who è una serie britannica prodotta dalla BBC, ed entrata a far parte della Storia della televisione mondiale in quanto è la serie di fantascienza più longeva al mondo.
Cominciata nel lontano 1963 continua tutt'ora...dopo una quindicina di anni di pausa, a cavallo tra gli anni 80 e 90.

La nuova serie, ripresa 5 anni fa, prosegue nel solco di quelle trasmesse negli anni precedenti. Ed è a dir poco spettacolare.

Ma chi è "Il Dottore", che dà il titolo a questo telefilm?

Il Dottore altri non è che un Alieno, un Signore del Tempo - l'ultimo, per la precisione -, un essere dalla forma umana capace di piegare lo spazio/tempo e viaggiare a suo piacimento in lungo e in largo per l'universo e in qualsiasi epoca, grazie ad una navicella spaziale chiamata TARDIS (che per via di un malfunzionamento tecnico ha la forma di una cabina telefonica della polizia londinese).

La serie è smaccatamente fantastica e fantascientifica: non mancano viaggi nel tempo nel passato e nel presente, invasioni aliene che mettono in pericolo il mondo, colpi di scena e retroscena sul passato tremendo del Dottore e della sua specie. Il tutto condito e colorito con una buona dose di comicità e ironia.

Doctor Who è un telefilm assolutamente brillante, fresco, genuino, ma soprattutto geniale. E' un telefilm che sarebbe un delitto non guardare.

La prima stagione - così come le quattro successive - consta solo di 13 episodi (più 4 speciali natalizi).
Perciò, vedete di recuperarle, perchè ne vale veramente la pena.

Io intanto comincio a godermi la Seconda Stagione col nuovo Dottore.
Perchè i Signori del Tempo, quando stanno per morire, riescono a fregare la Morte con un trucchetto: si rigenerano in un altro corpo, pur restando sempre loro stessi.
Intrigante, vero?

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7 validi motivi per votare Berlusconi

Qualche settimana fa, tale Francesco Silenzio ha inviato una lettera al Popolo Viola, dove illustrava i motivi per cui lui vota Silvio Berlusconi.
Lascio a voi, menti illuminate che seguono il mio piccolo blog, un eventuale giudizio critico sulle parole che vi apprestate a leggere.

Uno dei primi motivi è che Berlusconi abbia davvero a cuore il mio paese che lo ami come lo amo io, sono convinto che lui voglia quanto me il bene dell’Italia e degli italiani.

Secondo motivo
: il suo modo di parlare alle persone, credo che lui sia l’ apolitico per eccellenza, si esprime in modo diretto senza tanti sotterfugi che non portano da nessuna parte, la chiarezza con la quale esprime le sue idee e soprattuto l’ attuazione delle tali.

Terzo motivo
: la sua acuta intelligenza nel trattare gli affari, dovunque abbia messo le mani è riuscito a diventare il numero uno vedi le televisioni, il calcio, la finanza, la politica e credo che anche nel governare il paese nonostante le mille difficoltà sia burocratiche che ideologiche  ormai superate che impediscono al nostro paese di cambiare davvero.

Quarto motivo: lui rappresenta davvero la maggior parte degli italiani; è l’ unico capace di governare un paese come il nostro dove la colpa non è mai nostra ma sempre degli altri; a molti serve Berlusconi per scaricare su di lui le proprie colpe se qualcuno fallisce in qualcosa o gli viene male sa già come consolarsi, la colpa è di Berlusconi e del governo.

Quinto motivo: l’ ottimismo che mi trasmette. Il suo modo di fare e come il mio, cioè, non piangersi mai addosso ma cercare sempre col sorriso sulle labbra di affrontare i problemi: credo che se una persona ha dei problemi e li affronta con ottimismo per meta li ha già risolti.

Sesto motivo: molti punti del suo programma come la diminuzione della burocrazia, il piano casa, la diminuzione dei parlamentari, l’ introduzione nel nostro paese come in tutti quell’ industrializzati dell’energia nucleare (anche se al momento difficilissima da attuare), la diminuzione delle tasse ed il presidenzialismo -che  io ritengo assolutamente necessario- poiché se una persona viene eletta dal popolo deve avere, oltre al dovere di governare,  anche il diritto di farlo liberamente senza che nessuno gli si metta di traverso, a volte senza motivo o solo perché cosi si ottiene qualche consenso in più.

Settimo motivo:  credo che lui sia il solo che per il momento riesce a tenere questo paese ancora unito; senza di lui la Lega Nord avrebbe già preso il sopravvento con danni incommensurabili vista la totale assenza dell’opposizione in questo Paese. Ecco io sono campano ed ho vissuto sulla mia pelle l’ incredibile fallimento della sinistra nella mia regione e basterebbe solo questo per farvi capire i miei motivi.Grazie mille per l’ attenzione e soprattuto scusatemi per i molti errori ortografici ma un po’ come Berlusconi scrivo e parlo come penso.

Un utente, nei commenti alla lettera sul sito del Popolo Viola, ha suggerito a Francesco Silenzio anche l'ottavo motivo valido per votare Silvio Berlusconi: non capisco quando mi prendono per culo.

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Segnalazione: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Ci sono film che nonostante il passare del tempo sono più che attuali, e sembrano girati oggi. Sono film universali che trasmettono messaggi chiari e sempre validi.

Girato nel 1970, è un film attualissimo sul Potere, su chi lo esercita, e sulle dinamiche che regolano i rapporti tra il Potere e le Istituzioni.

E' un film che fa capire, fino in fondo, come all'interno e ai vertici delle istituzioni, volente o nolente, ci siano sempre mele marce, e che lo Stato, quando sbaglia infrangendo la Legge, non può arrestare sè stesso.

Non è un caso che la pellicola si chiuda con una frase di Kafka: Qualunque impressione faccia su di noi, è servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano.

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Top 5: Libri Classici

In questo piccolo spazio digitale non ho mai stilato classifiche di sorta.
Volendo cominciare una serie di post dedicati ad una personalissima Top 5 di "cose" che mi aggradano assai (e delle quali magari voi potrete pensare:"Che ce ne 'mporta?"), la scelta per la prima classifica ricade (ovviamente) sui libri, e nella fattispecie, sui "classici".
Questa Top 5 non ha pretese oggettive e segue solo le mie preferenze in materia letteraria.

5° Posto: Delitto e Castigo, Fëdor Michajlovič Dostoevskij
Mi ero ripromesso di non leggere Dostoevskij prima dei 30 anni. Non so il perchè, ma nei confronti dei suoi volumi ho sempre avuto un timore reverenziale.
Invece poi qualche anno fa mi sono ritrovato tra le mani questo bel "mattone". E ne sono rimasto affascinato. Il dramma psicologico di Raskolnikov è quanto di più tragico e patetico si possa immaginare. Il Delitto delle sorelle Ivanovna dà il La al Castigo intimo e personale che Raskolnikov si autoinfliggerà (giustamente) per tutta la durata del romanzo. Fanno da contorno alla storia una serie di personaggi indimenticabili e umanissimi, alcuni dei quali - soprattutto la prostituta Sonja - aiuteranno Raskolnikov nel suo personale cammino di Redenzione.

4° Posto: Il Signore delle Mosche, William Golding
Di questa piccola classifica, forse il libro che ritengo più importante. Quando mi chiedono di consigliarmi un libro che secondo me si deve leggere per forza, consiglio sempre questo.
Perchè? Perchè nonostante i protagonisti del romanzo siano tutti i bambini, essi sono il veicolo del messaggio che il libro intende trasmette e sono la rappresentazione perfetta di ciò che è l'uomo.
Nel momento in cui l'uomo, per forza di cose, è costretto a convivere a stretto contatto con la Natura, ritorna ad essere solo un animale mosso dall'istinto e dallo spirito di conservazione.
Non è un caso che Piggy, il bambino che rappresenta l'intelligenza e il raziocinio faccia una brutta fine, soccombendo ai Bambini che incarnano appieno l'uomo ritornato al suo stato naturale e primigenio.

3° Posto: Il Signore degli Anelli, John Ronald Reuel Tolkien
O lo si ama, o lo si odia.
Non ci sono vie di mezzo per il capolavoro di Tolkien. Alcuni lo reputano troppo pesante, prolisso e ridondante. Altri invece lo vedono come l'esempio perfetto della narrativa epica.
Perchè fondamentalmente, di epica si tratta. Altro che "narrativa fantastica" con cui viene beceramente liquidato in quattro e quattrotto. Altro che "capostipite del genere fantasy", che ha dato il via a una sorta di rivoluzione letteraria creando diadochi ed epigoni di dubbio valore (chi ha detto Terry Brooks? Chi ha citato a sproposito Licia Troisi?).
Io sono di quelli che Il Signore degli Anelli l'ha amato. Dalla prima all'ultima pagina. Nonostante la pesantezza. Nonostante la prolissità. Nonostante le sequele di foreste, tumulilande e boschi "tutti uguali" (come dicono alcuni). Perchè se è vero che il volume di Tolkien è ostico nelle prime 250 pagine, dal concilio di Elrond in poi si legge che è un piacere.
Ed è impossibile staccarsi.

2° Posto: Il Conte di Montecristo, Alexandre Dumas (padre)
Il libro sulla Vendetta per eccellenza.
Serve aggiungere altro?

1° Posto: Il Nome della Rosa, Umberto Eco
Ricordo che quando ci diedero da leggere questo romanzo in Prima Superiore, i miei compagni guardarono la professoressa di Italiano con la faccia atterrita.
Ma non è troppo difficile Eco, per noi che abbiamo sedici anni? era il commento che andava per la maggiore.
Io invece ne "Il nome della Rosa", ho trovato tutto ciò che ho sempre agognato di trovare in un romanzo.
Ho trovato la Storia.
Ho trovato la Filosofia.
Ho trovato dialoghi arguti e aulici.
Ho trovato un intreccio da far accapponare la pelle.
Ho trovato una mistione di generi da urlo.
Ho trovato una serie di descrizioni impossibili da dimenticare (su tutte, quella di Adso che ammira il portale della Chiesa con il fregio dell'Apocalisse, l'entrata nella Biblioteca per la prima volta, o la storia di Frà Dolcino).
Ho trovato e scoperto Umberto Eco. E tramite Eco, di cui ho letto poi quasi tutta la bibliografia, mi si è aperto un mondo. Perchè i romanzi e i saggi di Eco danno input precisi e suggerimenti su argomenti che il lettore è tenuto poi ad andarsi a cercare.
E cosa c'è di meglio di un libro che non solo ti fa pensare, ma ti fa approfondire e ricercare in prima persona?
A mio avviso, nulla.

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Fatti di Sangue

 Clicca sulla copertina per scaricare l'ebook

Fatti di Sangue
Un piccolo eBook gratuito distribuito dalla inesistente "Buta Production".
Fatti di Sangue è una piccolissima raccolta di tre brevissimi racconti vergati dal sottoscritto, che hanno, come suggerisce il titolo, il sangue quale comune denominatore.
Spero vi faccia passare una mezz'oretta di piacevole lettura.
Un grazie al mitico e mitologico Raffaele Sergi per la copertina!

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La Foto della Settimana: Scritte sui Negozi

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Crisi Economica

Raffaele: Ufficialmente aperta la stagione 2010 di caccia alle zanzare.
Angelo: Così tardi? XD
Raffaele: C'è crisi, quest'anno hanno patito pure loro. :D

Anche le zanzare soffrono la crisi. E poi dicono che è alle spalle...

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One Piece Report: Capitolo 590

Come sempre, il Report per gli amanti di One Piece!
Buona visione!

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Recensione: Eclipse

Azione, passione, romanticismo, mistero, un pizzico d'ironia.
Tutto questo, ed altro ancora, potrete trovarlo altrove. Non qui, non in "Eclipse", che seguendo fedelmente il solco tracciato dai due predecessori, riesce puntualmente a fare peggio di entrambi surclassando sia "Twilight" che "New Moon", con la stessa facilità con cui Valeria Marini sbatte le ciglia.

E bisogna dare atto a questo passaggio dalla padella alla brace: non era facile. Perché se con "New Moon" istintivamente ci si portava le mani ai capelli, constatando quanti soldi si possano buttare e soprattutto incassare nel partorire un obbrobrio del genere, alla fine di "Eclipse" si alzano gli occhi direttamente al cielo, chiedendosi cosa si è fatto di male per meritarsi un tale aborto. Perché di questo si tratta, in fondo: un aborto. Una misera rappresentazione, che ha un'importanza praticamente pari a zero ai fini della saga, lasciando allo spettatore attento ed obiettivo una sensazione di inutilità, alla fine della proiezione.
Insomma, una copia malriuscita di "New Moon", perché rispetto a quest'ultimo non si differenzia in nulla: stesse situazioni, stesse certezze/incertezze, con un finale che sembra quasi scimmiottare quello del suo predecessore. L'unica aggiunta risiede in pochi istanti di fan service, sapientemente aggiunti e dosati per creare scompiglio tra le fans e spaccare così l'opinione generale in due tronconi principali, oltre che per diversi momenti di forzata ilarità.

Eppure il film, nella sua interezza, seppur a stento si regge in piedi senza ausili esterni: è autosufficiente abbastanza da non necessitare di altro oltre a ciò che già si può vedere, anche perché l'impressione è che di episodi chiave, in fondo, non ce ne siano proprio, e quindi nulla di fondamentale sia stato tralasciato. Ma la struttura è fragile e sbilenca, pronta a crollare al minimo colpo di vento come un castello di carte, mentre la sostanza è del tutto assente. Come già detto prima, il film ha la netta problematica di non aggiungere nulla di importante, quantomeno all'interno della saga cinematografica. A parte i forzatissimi tentativi di strappare un sorriso, riuscendoci peraltro solo di rado, le varie situazioni che erano andate a crearsi nel corso del secondo film restano praticamente immutate e perpetuate per buona parte della pellicola. "Sposami", "non sposami", "amami", "non amami", "trasformami", "non trasformami" e via dicendo, si va avanti così per circa un'ora e mezza, tappando i vari buchi che vengono inevitabilmente a crearsi con eventi paradossali e discorsi ai limiti del ridicolo. Una piattezza tale di temi e contenuti da poter fare invidia addirittura alla tavola della cena di Trimalcione.

Dovendo riassumere brevemente la trama, e se non volete degli spoiler gratuiti vi consiglio di saltare a pié pari questo paragrafetto, verrebbero fuori poche righe striminzite e deprimenti: novanta e passa minuti di vuoto totale, finché non inizia uno scontro confusionario e privo di senso logico che crea disordini ed incoerenze, semmai ce ne fosse bisogno, con quanto accaduto nei capitoli precedenti. Fino a quando non finisce praticamente allo stesso modo di "New Moon", solo che stavolta i protagonisti hanno deciso anche la data del matrimonio.
Si, se nonostante tutto avete continuato a leggere, con l'ultima parte forse vi siete rovinati il finale. Ma credetemi, non c'è molto da rovinare: il film, sempre se può essere definito tale, si rovina già da solo. Sia a livello di struttura che a livello di contenuti.

Perché la struttura, a parte la fragilità già accennata poc'anzi, basa le proprie fondamenta su elementi incerti e sconclusionati, primo fra tutti il montaggio.
"Eclipse" infatti è montato talmente male che le varie scene, come direbbe qualcuno, sembrano attaccate con la sputazza: non c'è concatenazione, non c'è un filo conduttore, si passa dall'acqua bollente a quella gelida come fosse la cosa più normale del mondo, roba da far invidia ad un bagno turco. Un attimo prima siamo immersi in un quasi disperato tentativo di pseudotensione, un attimo dopo ci ritroviamo ad assistere alla comunella di due o più personaggi, che quasi quasi si mettono a raccontare le barzellette di Pierino. Cose da far impallidire persino il latte.
A tutto questo va aggiunta l'incompetenza degli autori, totalmente incapaci anche a far parlare i fatti da soli: in quasi due ore, non vediamo altro che persone che parlano e spiegano cosa stia succedendo, mandando a farsi strabenedire anche l'unico mezzo con cui poter creare un po' di tensione, rendendo il tutto telefonato ed estremamente prevedibile. Certo, va ricordato che la pellicola è destinata principalmente ad un determinato pubblico, e pretendere comprensione probabilmente sarebbe stato troppo. Il livello, in fondo, è sempre molto basso.
Facendo un giretto sul web, e leggendo altre recensioni, si può apprendere della presenza "entusiastica" di flashback all'interno della pellicola, il cui scopo è quello di approfondire meglio determinati personaggi. Certo, i flashback ci sono. Peccato però che siano solo due e con una durata complessiva di una decina scarsa di minuti, realizzati talmente male da sembrare non più di scadenti parodie. Messi in mezzo in maniera forzata, e disuniti rispetto al resto della trama, il fatto che solo ora, dopo ben tre capitoli, vengano approfinditi due personaggi fin a quel momento del tutto irrilevanti e privi di qualsivoglia spessore, lascia perplessi.

Bocciata totalmente insomma la regia di David Slade, che nonostante un discreto talento è più abituato a girare videoclip musicali che lungometraggi, e si vede.
Ma anche la sceneggiatura di Melissa Rosenberg non scherza. Già mediocre in "Twilight" e gravemente insufficiente in "New Moon", in questo "Eclipse" il tutto scade in una melassa melmosa dalla quale è impossibile riuscire a districarsi, ripetutamente percossi dalla noia e da una serie di situazioni e luoghi comuni triti e ritriti, trattati in maniera già eccessiva nei due predecessori e puntualmente riproposti in questo ultimo capitolo. Basti già pensare all'incipit, che sembra ricopiare spudoratamente l'inizio di un episodio di una qualsiasi serie televisiva giovanile di successo.
Impossibile non notare l'assenza pressoché totale di temi, in una storia che antepone il talento alla facilità economica, la passione ad un lapalissiano concentrato di ormoni, e che ha come fulcro un personaggio, Bella, totalmente insignificante ed orfano di qualsivoglia interesse. Il motore degli eventi non è che una ragazza banale, priva di qualità e talento, incapace anche solo di esprimere un sentimento qualsiasi.

Certo, non è che il cast fosse eccezionale. Ma un tale trionfo di mediocrità nell'interpretazione lascia quantomeno alcuni punti interrogativi. Possibile che in giro non ci fosse veramente di meglio? Possibile che quel poco a disposizione fosse talmente poco da non poter essere neanche sfruttato?
Un filo conduttore infatti avvinghia i vari personaggi mettendo in risalto un unico punto in comune: l'apatia.
Il costante disinteresse, l'incapacità di esprimere emozioni e sentimenti, fattori che in "New Moon" erano peculiarità limitata al triangolo degli orrori, vengono stavolta estesi a tutto il cast in maniera indiscriminata, senza risparmiare nessuno.
Particolarmente passiva ed indolente, oltre ai tre protagonisti, è la prestazione del villain della situazione, quella Victoria interpretata dalla pur talentuosa Bryce Dallas Howard. Col suo fallimento, svanisce definitivamente anche l'ultima remota speranza di mettere un pizzico di pepe e di imprevedibilità alla storia, affondando per sempre ritmo e tensione in un baratro senza fondo. Inspiegabile, poi, la presenza di gente all'interno del cast che ha parti di un paio di miseri minuti.

Come non bastasse, il film continua a farsi del male torturandosi con effetti speciali e scenografie di pessima qualità. A parte gli immancabili prati fioriti, cosa più adatta ad un cartone come Heidi che ad una saga cinematografica che ha la sfacciataggine di piazzarsi fra il genere drammatico ed horror, basti pensare alle lampanti sproporzioni dei lupi, per rendersene conto: non poi così dissimili dalle dimensioni di un essere umano in alcuni momenti, grandi e grossi almeno cinque volte Bella in altri. Soprassedendo, fra l'altro, sulla palese farloccaggine della computer grafica: persino in serie televisive di dieci o quindici anni fa riuscivano a fare di meglio.
La traccia musicale è ancora una volta una monotona e deprimente accompagnatrice, riflesso fedele di tutto il film nella sua interezza.

In conclusione, i gusti son personali e nessuno li può criticare. Condivisibili o meno, ci sarà sempre una fetta di persone a cui una cosa piace oppure no.
Fatto sta che, al di là dei gusti, il film è pessimo e non ha nulla di salvabile. Ed arrivati a questo punto, ormai, non ci sono più alibi: i soldi, e tanti, per finanziare la produzione son stati sborsati, la regia ha passato il timone, l'attenzione mediatica c'è pure. Ed un tale turpiloquio è del tutto ingiustificabile: si promettono mari e monti, per poi ritrovarsi un misero scopiazzamento del precedente capitolo. Tra il viso candegginato di Edward ed il torso nudo di Jacob, il quale, evidentemente, non può permettersi l'acquisto di una maglietta, non oso immaginare cosa combineranno col prossimo...

A cura di Raffaele "El Rafko" Sergi

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L'eBook piratato: ma chi diavolo lo fa?

Ora che è uscito l'iPad, sembrano diventati tutti esperti di eBook.
Il bello è che il più delle volte, su eBook, eReaders e quant'altro, si parla più a sproposito che con cognizione di causa.

Ad ogni modo, non è di questo che mi interessa parlare oggi.
Discutevo ieri con Raffaele sulla distribuzione illegale degli eBook.
Al momento, tutti i libri elettronici presenti e scaricabili sul web, forum specializzati e P2P, sono naturalmente illegali.

Semplici "copie" amatoriali delle loro controparti cartacee.

Il bello è che il più dell volte, queste copie sono assolutamente identiche ai libri di carta. Se non addirittura superiori.

Per cui ci siamo domandati: Ma chi diavolo LI FA questi eBook illegali?

Abbiamo fatto delle ipotesi, e alla fine le più "convincenti" sono risultate essere tre.

Ipotesi 1 - L'eBook prodotto per mano di un amanuense.
E' l'ipotesi che subito viene in mente praticamente a tutti. C'è un pazzo - perchè quantunque faccia del bene all'umanità di pazzo si tratta - che si mette a ricopiare lettera per lettera, e parola per parola, il libro che vuole rendere digitale. Nessuno sa CHI glielo fa fare. Però lo fa. E piano piano, piano piano, copia Il Signore degli Anelli e lo rende fruibile gratuitamente alle masse.
Audace!

Ipotesi 2 - L'eBook piratato dall'editore.
Forse è il caso dei libri più recenti. Tenendo conto che quando un libro va in stampa - molto probabilmente - la stampa si basa su una copia digitale del testo. E' possibile perciò che qualche persona (in)sana di mente che ha a cuore il bene del povero lettore, se ne "appropri indebitamente" (leggasi: se la fotte) e la metta a disposizione di tutti (leggasi: la mette in rete senza pietà).
In fondo è lo stesso procedimento che capita con i dvdRip promo e le copie inviate dalla casa di distribuzione al produttore...

Ipotesi 3 - L'eBook prodotto per voce di un dettatore.
Ipotesi molto simile alla numero 1. Esistono diversi programmi di comando vocale (mi viene subito in mente Dragon Naturally Speaking), che eseguono perfetti dettati. Tu detti, il pc elabora la tua voce in tempo reale, e scrive su Word ciò che hai detto. Magari qualche eBook viene realizzato anche in questo modo. E ovviamente, chi lo produce, è comunque un pazzo simile all'amanuense dell'ipotesi 1.
Provate a leggerlo voi un intero libro ad alta voce per ore intere!

Tra le ipotesi scartate ce n'era una che però potrebbe essere molto plausibile.
Io e Raffaele non sappiamo se esista un programma che decodifichi le parole di una pagina scansionata, e che permetta di proiettare le lettere e le parole della pagina su Word. Se però un programma del genere esistesse, creare un eBook illegale da una copia cartacea sarebbe uno scherzo da ragazzi!

E secondo voi? Come si crea (e chi lo crea) un eBook pirata?
Fatemi sapere la vostra opinione!

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Connettività: Italia ultima!

A quanto pare, non è solo la Nazionale Italiana di Calcio ad aver problemi con "la rete".
Secondo uno studio dell'Economist Intelligence Unit, l'Italia, piazzandosi al 27° posto della classifica, è l'ultimo dei Paesi Occidentali per quanto riguarda la Connettività, dato che dispone di una rete digitale pessima e qualitativamente inferiore rispetto a quella degli altri Paesi Occidentali.

Alla faccia del nostro Governo, che sbandiera sempre ai quattro venti la sua intenzione di voler intraprendere una vera e propria rivoluzione Web, migliorando la connettività e introducendo una Pubblica Amministrazione Digitale.

Quando si dice: Fantascienza!

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Tartaglia la Sinistra!

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