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Il Camorrista - Giuseppe Marrazzo

E' un libro affascinante e inquietante, questo di Giuseppe Marrazzo.
Un romanzo che narra in prima persona la storia di Raffaele Cutolo, il più grande e importante boss della camorra di tutti i tempi.

E' Cutolo stesso infatti a raccontarci la sua vita.
In viaggio verso il penitenziario di massima sicurezza dell'Asinara, ripercorre tutti i punti salienti della sua carriera criminale. E il problema è, che mentre si legge il romanzo, per un attimo si rimane affascinati da questa mente criminale che ha rivoluzionato la malavita campana introducendo idee nuove mischiate a tradizioni della malavita "storica" (l'iniziazione a camorrista cutoliano prevede il battesimo del locale in puro stile 'ndrino, e un giuramento che termina con un vero e proprio patto di sangue; secondo Cutolo può sembrare una buffonata, ma in realtà, gli iniziati, con un rito del genere, si sentono parte di qualcosa di importante che li legittima come "persone d'onore").

Il piano di Cutolo, infatti, è preciso.
La Camorra degli anni '70 è uno sfascio: tante famiglie in lotta tra loro, ma nessuna egemone. Lo Stato, a Napoli, non esiste. E tutti sono abbandonati a loro stessi.
Perchè non approfittarne?

Cutolo capisce che una persona più o meno letterata com'è lui, in un mondo come quello carcerario dove prevale l'ignoranza e l'analfabetismo, può essere un re.
E allora, grazie a questa sua superiorità intellettuale, grazie a una sottile capacità di saper leggere nell'animo delle persone, e grazie al timore e al prestigio che una persona che sa leggere e scrivere esercita su chi è analfabeta, comincia a farsi un nome e ad essere stimato e apprezzato all'interno del carcere.
Recluta persone, concede favori, presta somme di danaro, paga avvocati e corrompe pubblici ufficiali.

Nasce, quasi spontaneamente, la NCO, la Nuova Camorra Organizzata, che ha l'obiettivo di diventare quello che è Cosa Nostra in Sicilia, o la 'Ndrangheta in Calabria: un'associazione criminale organizzata, un vero e proprio Stato nello Stato basato su un organigramma ben preciso, con una struttura verticistica e piramidale che può disporre della vita e della morte di tutti.

Cutolo si rende conto che per mettere in pratica il suo "sogno egemone" deve avere anche amicizie influenti: non basta controllare il racket, il gioco d'azzardo e lo spaccio di eroina e cocaina; bisogna avere le spalle coperte e stringere amicizie importanti. Sia a livello politico, che a livello malavitoso.

Sia in carcere, che nel suo periodo di latitanza, ha l'occasione di incontrare, mettersi d'accordo e rimanere in contatto con senatori e deputati che gli chiedono favori in cambio di altri favori, con la cupola newyorkese, la mala milanese, Cosa Nostra, la 'Ndrangheta e coi Servizi Segreti.

Nel giro di pochi anni trasforma un movimento "carcerario" in una vera e propria macchina militare e statale potentissima, un impero i cui affari  non hanno confini, spietata contro i nemici, e con cui lo Stato, quand'è in difficoltà, deve scendere a patti.

Ma è proprio nel momento dell'apogeo del suo impero che Cutolo comincia a perdere potere. Dopo aver trattato con i Servizi Segreti deviati e con alcuni leader delle BR il rilascio dell'assessore Cirillo, Cutolo non riceve la contropartita offerta dallo "Stato" per la sua collaborazione e viene trasferito all'Asinara, dove rimarrà in isolamento per diversi mesi.

Comincia così un lungo e lento declino. La NCO va in pezzi, viene spazzata via dalla Nuova Famiglia (una coalizione di potenti famiglie camorriste che non si erano mai unite a Cutolo), e Cutolo, rimasto ormai solo, si convince di essere stato tradito dal suo braccio destro, Vincenzo Casillo detto "O'Nirone", che per questo viene ucciso su ordine di Cutolo stesso.

E' l'ultima condanna a morte di un genio del male che ha lasciato il segno nella storia del crimine organizzato.

Ps: da questo libro è tratto il film "Il Camorrista", primo - splendido - lungometraggio di Giuseppe Tornatore. Ne parleremo in seguito.

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