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QandA - Mitsuru Adachi

Subito prima di iniziare il nuovo anno scolastico, Atsushi Ando è costretto a tornare al suo paese natale che aveva lasciato con la famiglia sei anni prima. Qui incontra Yuho Maezawa, una sua vecchia amica d’infanzia della quale era innamorato, e il teppista della zona Riki Jinno, i quali però non lo riconoscono. L’unico che i due ricordano è il fratello maggiore di Ando, all’epoca molto popolare perché dotato di grande talento sia nello sport che nello studio, ma morto in un incidente subito prima che la famiglia Atsushi si trasferisse in un’altra città. Ora che è tornato, Ando si ritrova perseguitato dal fantasma del fratello... letteralmente! Il ragazzo, infatti, è l’unico in grado di vedere il suo spirito, che ahimé, sembra intenzionato a procurargli un sacco di guai.

Deluso, estremamente deluso.
Mai avrei creduto che un'opera di Adachi avrebbe potuto deludermi (e farmi - lo dico - abbastanza schifo).
Il tratto è sempre il solito del maestro, ma per quanto riguarda la storia, non ci siamo proprio.
Sembra qualcosa di raffazzonato, fatto "tanto per".
Non c'è nè la magia, nè la poesia che contraddistingue le opere del sensei (maggiori, minori e short stories) da quelle degli altri. Non c'è pathos, non c'è humor, non c'è feeling nè alchimia tra e con i personaggi.
Non c'è niente di niente.
E l'elemento fantastico (la presenza del fantasma del fratello di Ando), che dovrebbe essere la novità introdotta dal maestro nella sua "narrativa", è disturbante, quando addirittura fuori luogo. Così come patetico appare il fratello di Yuha, scrittore ventiseienne di storie di orrore, paura e fantasmi, che dovrebbe essere la controparte cartacea di Adachi stesso: squallidissime le sue battute che ricalcano ciò che sta succedendo durante la storia...

Tutto appare prevedibile e assai scontato, in questo QandA.
I personaggi sono piatti, banali e noiosi.
E il fantasma è davvero irritante.

Peccato.

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