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Ucronie Impure: Buta in finale!

In genere non parlo mai di queste cose, tranne a pochi - sparuti - eletti. Di tanto in tanto (per la cronaca: tra un'era geologica e l'altra) mi piace scribacchiare qualcosa, e al concorso Ucronie Impure ideato da quel geniaccio di Alex Girola non ho saputo dire di no.

Oggi sono stati comunicati i finalisti del concorso.
Ebbene, ci sono anch'io.


Un piccolo passo per l'Ucronia, ma un grande balzo per il Buta.

Soprattutto perchè...uhm, beh, magari di questo ne parliamo un'altra volta. ^_^

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La foto della settimana: Un consiglio al nostro Premier

Un consiglio al nostro premier...

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Senza Pc? Esticazzi!

Pc scassato.
Scassamento di *biiiiiiiiiiiiip*

Immagino che voi, quotidiani usufruitori de "Il viagra della mente" abbiata pianto amaramente durante questa mia assenza settimanale.

In verità, però, restare senza pc non è (stata) poi tutta questa tragedia. Quel paio d'ore serali che "dedicavo" alla navigazione e affini, l'ho impiegata per altro. Ho avuto modo di vedere qualche filmetto in più (tralasciando il bellissimo Hereafter visto al cinema), mi sono "scolato" Vallanzasca, La Passione, Kick Ass, Reign Over Me, e un paio di filmetti acchiappati su Rai Movie (uno dei pochi canali del digitale merdestre che vale, assieme a Rai Premium e a Cielo) davvero niente male.

Ho avuto un po' più tempo per la lettura. Ho finalmente cominciato The Sandman, di Gaiman, e mi sono gustato tutto in una botta Pluto, di Urasawa (a breve, un bel post). Senza contare che ho divorato Il cimitero di Praga e La scoperta di Troia, di Schliemann.

Devo dirvi la verità. 
La serata senza pc è un toccasana. 
Ho riscoperto "cose dimenticate". E d'ora in poi, il pc, di sera, lo terrò sempre spento.

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Northlanders - Il ritorno di Sven

980 d.C.
Il giovane Sven è uno dei variaghi più temuti attualmente in circolazione. Durante un arrembaggio a una nave normanna, viene a sapere che suo padre, il legittimo re delle Orcadi, è stato detronizzato dal fratello, suo zio Gorm, derubandolo di fatto non solo del governo isolano, ma anche di tutta l'eredità
Sven decide così di ritornare nella sua terra natale per reclamare i suoi diritti, "fare giustizia" uccidendo l'usurpatore, e lasciarsi per sempre alle spalle le Orcadi, per tornare infine a solcare i mari del sud e riabracciare la sua donna.
Ma non sarà così semplice...
E nulla andrà per il verso giusto.

Brian Woods e Domenico Gianfelice, in questo primo volume autoconclusivo, sono riusciti a confezionare una storia che, partendo da uno dei clichè più (ab)usati dalla narrativa (l'eroe detronizzato che torna per fare giustizia), riesce a tenere incollato il lettore grazie all'evolversi inaspettato della faccenda, all'evoluzione del personaggio principale, e alla buonissima caratterizzazione dei personaggi secondari.

I disegni di Gianfelice sono molto buoni, mentre la storia di Woods sta molto attenta a tratteggiare il mondo vichingo nella sua "epicità" e nel suo realismo. Le Orcadi sono un posto duro, dove d'estate i guerrieri partono per razziare e depredare città e villaggi presenti sulle coste, e d'inverno non si può fare altro che resistere, poichè tutto è ricoperto dalla neve e dominato dal gelo.

Importantissimo soprattutto il lato mistico/religioso. Se da un lato Sven si caratterizza per il fatto di "non credere a nessuna di quelle stronzate", e di essere così un ateo assoluto (pur arrivando alla fine a rispettare i valori religiosi di compagni e avversari, e a seguire un corvo, che sembra essere a tutti gli effetti il suo "spirito ombra"), lo zio Gorm è uno di quelli ossessionati dai segni, dalle divinità e dai riti religiosi. Prima di prendere una decisione consulta sempre lo sciamano, ha fondato il suo potere sulla paura e sulla superstizione, e non fa mai nulla prima di essersi assicurato che le sue azioni non abbiano l'effetto di inimicarsi un dio.

E' un buonissimo volume, questo Northlanders.
Assieme a Vinland Saga fa tornare in auge e in tutto il suo splendore il mondo vichingo.
Consigliatissimo agli amanti del genere.

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C'era una volta un Premier...

C'era una volta un Premier,
che comandava anche Mimùn!
Era famoso, e danaroso,
...ma oggi ha fatto bùm!

Ora se la spassa ad Arcore
col Bunga Bunga qua e là!
Non sa cosa fare
tira un po' a campare
Ma qualche cosa inventeràààààà!

Ma chi c'è?
E' dietro di te!
Non c'è più tempo...
Forse lo arresterraaaaaan!

Forza! Silvio,
sì, sei sballato!
Silvio!
Ti sei rincitrullito!
Silvio!
Non sei più uno show!
Te ne devi andare viaaaaaa!
Oh no! Silvio!
Ma che combinaguaaaaai!

Ora che fai? Se te ne vai?
Presto una cella speciale tu avrai!
Ma per salvarti ti dai da far!
E sol perchè ti chiami Silvio!
Silvio! Silvio! Silvio! Silvio!
Sei proprio tu...
Sei proprio tu...
Sei proprio tu...
Sei proprio un pappoooooon!

- ok, prometto che non ne parlo più -

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Il vero nuovo videomessaggio di Berlusconi


Lo so, avevo detto che non ne avrei parlato.
Ma non sono riuscito a trattenermi, e ho dovuto montare al volo questo breve video. Enjoy!

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Io e Te - Niccolò Ammaniti

Barricato in cantina per trascorrere di nascosto da tutti la sua settimana bianca, Lorenzo, un quattordicenne introverso e un po' nevrotico, si prepara a vivere il suo sogno solipsistico di felicità: niente conflitti, niente fastidiosi compagni di scuola, niente commedie e finzioni.
Il mondo con le sue regole incomprensibili fuori della porta e lui stravaccato su un divano, circondato di Coca-Cola, scatolette di tonno e romanzi horror.
Sarà Olivia, che piomba all'improvviso nel bunker con la sua ruvida e cagionevole vitalità, a far varcare a Lorenzo la linea d'ombra, a fargli gettare la maschera di adolescente difficile e accettare il gioco caotico della vita là fuori.
Con questo racconto di formazione Ammaniti aggiunge un nuovo, lancinante scorcio a quel paesaggio dell'adolescenza di cui è impareggiabile ritrattista. E ci dà con Olivia una figura femminile di fugace e struggente bellezza.
(dalla quarta di copertina del libro)

Con questo racconto di formazione, Ammaniti concilia il sonno dopo un'ora e mezza scarsa (circa) di lettura. Proprio qualche giorno fa, in questo post, mi ero lamentato del fatto che da noi, a parte qualche sporadica eccezione, non ci sono autori che puntano ad una narrazione che distragga e diverta, ma solo autori che prediligono storie "familiari" trite e ritrite.

Io e te di Ammaniti non fa eccezione.
Non avevo mai letto nulla di questo autore, ma le trasposizioni cinematografiche dei suoi scritti non mi avevano mai impressionato.
E allora - vi chiederete voi - perchè l'ho letto?
Per due motivi.
1)- Il libro stava diventando un'ossessione. Me lo sono ritrovato dovunque nel giro di una settimana. Da Feltrinelli, in mano ad una signora seduta accanto a me in metropolitana, sullo scaffale di un supermercato, in fumetteria. E in eBook su un paio di siti internet.
2)- La brevità dello scritto - il libro si legge, come ho già scritto, in un'ora e mezza circa.

Naturalmente l'ho scaricato aggratis da uno dei siti di cui sopra. Perchè, dovete sapere, che questo beneamato volume, se acquistato, vi costa la bellezza di 10 euro.
10 euro di lettura di nulla, dove, a lettura ultimata, non ti rimane niente, se non il portafoglio vuoto - per chi ha avuto l'ardire di spenderci dei soldi, beninteso.

Il racconto è tutto "raccontato". Non ci sono momenti di tensione, non ci sono momenti in cui si empatizza o si simpatizza col protagonista, non ci sono momenti topici, e non ci sono personaggi memorabili.
Il "nulla" regna sovrano e incontrastato.
Soprattutto, si intuisce la fine del racconto già a metà.

Impalpabile.

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La foto della settimana: Latin Lover(s)

Tanto in questi giorni siamo "a tema", eh!
Ps: se qualcuno di voi si aspetta qualche commento sulla situazione "politica", rimarrà deluso. Per il momento ho chiuso con certi argomenti. Per ulteriori approfondimenti, leggete QUA

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Demoni - Lamberto Bava

In una non meglio identificata città tedesca, un gruppo di persone si ritrova all'interno di un cinema per una proiezione gratuita di un film.
La pellicola proiettata è un horror, che narra la storia di quattro giovani che ritrovano una maschera stregata sulla tomba di Nostradamus, maschera che, una volta indossata, trasferisce sull'indossatore poteri demoniaci trasformandolo in un mostro a metà tra un demone e uno zombie.
Il bello è che prima della proiezione, una ragazza ha indossato una maschera mooooolto simile (leggasi: IDENTICA) a quella mostrata nel film. Tramutatasi anch'essa in un mostro, genererà il panico all'interno del cinema (dal quale è impossibile fuggire), morderà e graffierà le persone presenti e...le trasformerà tutte (o quasi) in esseri abominevoli e demoniaci assetati di sangue.

"Classico" B-Movie italiano, questo Demoni (acchiappato fortunosamente su Rai Movie) è un film che piacerà moltissimo agli appassionati di horror, di zombie e di esoterismo. Il ritmo è serratissimo dal primo all'ultimo minuto, e benchè ci siano un paio di momenti che fanno gridare al "WTF?" (su cui spicca "l'entrata in scena elicottero"), la pellicola è godevolissima e divertentissima.
 

Gli effetti speciali, tenendo conto del fatto che si tratta di un b-movie di metà degli anni '80 sono molto buoni, non mancano scene macabre e sanguinolente (pur non sfociando mai nello splatter e nella "pornografia sanguinaria" gratuita), e la colonna sonora - che comprende numerosi pezzi rock - contribuisce a tenere alti suspence e il ritmo narrativo.

Più che altro è interessante vedere come certi prodotti di un tempo, nonostante i mezzi limitati (per l'epoca) e una tecnica registica non proprio eccellente (di tanto in tanto ci sono degli "strappi" di scene evidentissimi) sapevano offrire buone (e onestissime) storie "di genere", piacevoli e coinvolgenti.

Utopia, con gli horror di oggi.

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Survival Vlog - Documento #3


Si ringrazia Matteo per la voce di questo documento... :D

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The Cape

Vince Faraday è il "classico" poliziotto incorruttibile. Moglie, figlio, lavoro che gli piace contaminato da colleghi ovviamente corrotti. Palm City, infatti, è una cloaca invasa dal crimine e tenuta in scacco (per l'appunto) da Chess, genio criminale mascherato.
Il problema è che Vince Faraday viene incastrato proprio da Chess (la cui vera identità è il presidente di una società che forgia milizie cittadine nelle zone calde del mondo, e che presto sostituirà la polizia classica con la prima polizia privata a Palm City), che fa credere a tutti che il nostro poliziotto preferito è in realtà Chess.
Al termine di un inseguimento con la polizia, Faraday viene creduto morto. "Adottato" da una banda scalmanata e scalcagnata formata da circensi criminali, Faraday può fare solo una cosa per riscattare il suo nome: incarnarsi nell'eroe dei fumetti del figlio, The Cape, e combattere contro i criminali.

Diciamoci la verità: il pilot di questo telefilm è uno stereotipo farcito di clichè.
Il poliziotto incorruttibile incastrato, il villain poco carismatico, l'allenamento da quello che fino a un minuto prima ti schifava peggio della morte, la vendetta, eccetera eccetera.
Però non disturba.
The Cape fa il suo lavoro: intrattiene. Non è un serial pesante, cervellotico, impegnativo e impegnato, ha un buon ritmo e dosi massicce di azione, e va preso per quello che è, ovvero un telefilm su un "supereroe".
Alcune scene sono molto buone (l'allenamento al circo è davvero bello), e l'idea "fumettistica" di spezzettare la puntata in capitoli - proprio come se stessimo leggendo un comics - mi è sembrata azzeccata.

Ovviamente siamo appena agli inizi, quindi, forse, è pure un po' presto per giudicare. Però se cercate un serial leggero che punta esclusivamente all'intrattenimento, questo The Cape è capace che faccia al caso vostro...

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La solitudine dei numeri primi

Trama
Un ragazzo e una ragazza, segnati entrambi da vicende accadute quand'erano ancora bambini, crescono come ebeti rincoglioniti. 

Mi piace guardare film italiani.
Mi piace perchè, bene o male, regia, fotografia e attori non sono tanto male. Il problema, casomai, sta nelle storie. Il 90% dei film italiani sono banali, piatti, e soprattutto noiosi.
E allora sì, alle volte mi piace farmi del male da solo. Anche per poterne parlare male, perchè no!

La solitudine dei numeri primi non sfugge a questa considerazione. Il libro era (è) di una noia mortale, impalpabile e inconsistente (e qui potrei aprire una parentesi di come anche la narrativa italiana sia, di riflesso, banale, piatta e noiosa, e di come, a parte tranne qualche rara eccezione, sembra si sia perso del tutto la voglia di fare una sana, bella, scoppiettante letteratura di "pura" evasione, a scapito di (psico)[melo]drammoni familiari ammorbanti. Già la vita normale è quello che è, perchè pure la letteratura deve ripropormi quello che è "la vita di tutti i giorni"?Mistero), e il film - purtroppo - lo segue a ruota libera.

Dico purtroppo perchè il pur bravo regista, Saverio Costanzo, ha cercato di dare una certa tensione narrativa alternando sapientemente i vari piani temporali (il film è ambientato tra il 1984, i primi anni novanta, i primi anni del duemila e i giorni nostri), e ha diretto la pellicola in maniera impeccabile,  con inquadrature davvero niente male e scelte direttive molto buone; ma quando è la storia in sè ad essere scadente, il film rimane scadente.

Discorso identico per gli attori, che hanno lavorato in un film che non li ha minimamente valorizzati. Sarà che i due protagonisti (nelle loro varie fasi della vita) quasi non provano emozioni, ma è raccapricciante vedere 1 ora e mezza di film girato con la stessa, identica espressione sul volto.
Da brivido...

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Meme

Dicesi "Meme" una sorta di questionario che un blogger è tenuto a girare ad altri cinque bloggers. i quali, a loro volta, sono tenuti a rispondere e a girarlo ad altri cinque blogger, indicando da chi lo ha ricevuto e a chi lo ha inviato. E' praticamente una specie di catena di Sant'Antonio che però fa pensare e discutere.
Leggendo io sì e no una decina di blog in tutto (e commentandone al massimo 3 o 4 in maniera assidua), non indicherò i blog a cui dovrei girare il Meme. Mi limito solo a dire che quello che leggerete l'ho preso da 31 Ottobre, il blog di Glauco Silvestri.
Se voi che leggete questo piccolo spazio virtuale volete favorire e "scopiazzare" il Meme, fatelo pure. Però linkate però questo post "di provenienza", mi raccomando!

Quanti libri hai letto nel 2010?
In genere leggo un libro a settimana. Quindi una cinquantina, libro più, libro meno.

Quanti erano fiction e quanti no?

Un buon 70%  era fiction

Quanti scrittori e quante scrittrici?
Prevalenza di scrittori

Il miglior libro letto?
Il vangelo secondo Gesù Cristo di Saramago, a parimerito con la Vita Nuova di Dante.

E il più brutto?
Quello che non m'è piaciuto per niente è stato Firmino, di Savage.

Il libro più vecchio che hai letto?
Se per vecchio si intende quello scritto "prima", allora vince di sicuro la rilettura de La Guerra del Peloponneso di Tucide.

E il più recente?
Seguendo la stessa logica, Prometeo e la guerra - 1937 di Alessandro Girola

Quale il libro col titolo più lungo?
La notte dei desideri, ovvero il satanarchibugiardinfernalcolico Grog di Magog, di Ende

E quello col titolo più corto?
Non mi viene in mente

Quanti libri hai riletto?

Una decina

E quali vorresti rileggere?
Il nome della Rosa, Romanzo Criminale, e tutto il ciclo di Eymerich.

I libri più letti dello stesso autore quest'anno?
Gli eBook di Alessandro Girola

Quanti libri scritti da autori italiani?
Non mi viene in mente, al momento.

E quanti dei libri letti sono stati presi in biblioteca?

Purtroppo nessuno. La biblioteca comunale di Bagnoli è chiusa. :(

Dei libri letti quanti erano ebook?
L'85%

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La foto della settimana: Sede Juventus

Una foto che allergherà il cuore a tutti i tifosi napoletani (e non solo)...
Parola di milanista.

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Iliade - Omero

L'Iliade non è un libro. E' IL libro.
E' IL poema epico (assieme all'Odissea) per eccellenza, senza nulla togliere alla pur bellissima epica orientale. Ma la "nostra" mitologia è di un altro pianeta, e le opere di Omero sono di un sublime unico.

Se da piccolo sbavavo leggendo questa versione per bimbi, e crescendo mi sono cecato (e un po' scervellato) dietro l'edizione in endecasillabi sciolti dell'intramontabile Monti, adesso sto rileggendo l'opera immortale nell'edizione in prosa di Maria Grazia Ciani.

La cercavo da tempo, e finalmente l'ho trovata (assieme, per fortuna, all'Odissea).
Si è aperto un (nuovo) mondo, sto (ri)scoprendo una nuova Iliade, sto rivalutando alcuni personaggi e, soprattutto, mi sto (ri)accorgendo che ciò che ti insegnano a scuola sull'opera omerica è per lo più un'immane cazzata.

Soprattutto, così come durante la lettura de La vita nuova di Dante, mi sto facendo un sacco di risate.

Achille che corre a piangere dalla mamma come un poppante a cui hanno rubato il giocattolo è da Oscar. Così com'è da Oscar il fatto che l'ira del Pelide Achille che infiniti lutti addusse agli Achei è solo la punta dell'iceberg e un piccolo pretesto.

Se gli Achei, eccezion fatta di pochi, sparuti atti di coraggio individuali, vengono ramazzati per circa venti canti dai Troiani, è solo colpa di Achille. Ma non perchè si è ritirato dalla battaglia a causa di Agamennone che gli ha fottuto (in tutti i sensi) la bella Briseide; ma perchè l'eroe "piè veloce" è andato a piagnucolare dalla mamma, la quale, da baldracca qual era (così si portava all'epoca), ha fatto rivalere i suoi diritti di amante su Zeus, intercedendo per il figlio, e convincendo il sommo Cronide a dar forza ai Troiani, a fargli uccidere quanti più Achei possibili, dimodochè si trovassero in una condizione tanto disperata da andare alla tenda del Pelide in lacrime, e chiedergli di ritornare a combattere.

Sublime.

Anche nell'antichità vincevano il nepotismo, la bastardaggine, la mignottocrazia e la raccomandazione.

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Sull'eBook, eReader, libri di carta, e altro ancora

Ogni tanto mi imbatto in discussioni più o meno legittime sul cartaceo che è sempre migliore rispetto a un dispositivo elettronico, sul fatto che un libro stampato sia superiore a un eBook, che il romanticismo e il fascino del profumo della carta, e dello sfogliare delle pagine, è un qualcosa di così superlativo e appagante che un eReader non potrà mai trasmettere.
Eccetera, eccetera, eccetera.

Non so quanto (e se) ci sia di vero in queste affermazioni.
Io so solo che da un anno a questa parte, in concomitanza con l'acquisto del Prs 600, non solo non ho rimpianto "il libro di carta", ma ho letto di più, ho letto sempre, e ho letto cose che senza eReader non avrei potuto leggere (soprattutto diversi eBook ed autopubblicazioni davvero niente male).

Senza contare che ho recuperato alcuni fumetti che ormai è impossibile trovare nel mercato dell'usato a prezzi "umani" (andate a vedere quali sono i prezzi di 20th e 21st Century Boys di Urasawa, giusto per dirne uno).

Non so. Io sono di quelli che più che all'oggetto (libro, fumetto) in sè, tiene al contenuto dell'oggetto (le storie che si raccontano). Del libro (o del fumetto) mi rimangono impresse le storie, le situazioni, i personaggi. Non mi importa più se la carta del libro è di buona qualità, se ha un profumo particolare, se è bianca, gialla o riciclata (anche se ho una memoria fotografica [e bibliofila?] e ricordo bene copertine, anni di stampa e posizionamenti di libri, siano essi riposti a casa mia, o in biblioteca, o in libreria).
 

Non sono più un feticista, e non ho più assurde pretese di collezionismo maniacale (anche perchè tale collezionismo mi ha costretto a dividere la mia collezione di fumetti e manga in casa di amici e fidanzata), e da quando ho acquistato l'eReader devo ammettere che ci ho guadagnato.

Ci ho guadagnato in termini di soldi (anche se continuo ad acquistare fumetti e libri che intendo comunque avere nella mia biblioteca personale), ma soprattutto, ci ho guadagnato in spazio.

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La Battaglia delle Termopili

Erodoto, Storie, Libro VII

133) Ad Atene e a Sparta Serse non inviò araldi a chiedere terra per le seguenti ragioni: quando in precedenza Dario aveva inviato identica richiesta, gli Ateniesi avevano gettato i messi nel baratro, gli Spartani in un pozzo, con l'invito a prendere da lì terra e acqua per portarla al re. Ecco perché Serse non mandò a essi dei messaggeri. Non so dire quale spiacevole conseguenza sia toccata agli Ateniesi per avere agito così contro gli araldi, se non che il loro paese e la loro città furono poi devastati; ma non credo che ciò sia accaduto per quella ragione. […]

200) A sud dell'Asopo c'è un altro torrente, il modesto Fenice, che scende dalle montagne e si getta nell'Asopo. È all'altezza del Fenice che si trova il varco più stretto del paese: vi è tracciata, infatti, appena una strada. Dal fiume Fenice alle Termopili ci sono quindici stadi. Nello spazio fra il Fenice e le Termopili sorge un villaggio, chiamato Antela, accanto al quale scorre l'Asopo prima di andare a sfociare in mare; e intorno al villaggio s'apre un'ampia zona, dove sorge il tempio di Demetra Anfizionide e dove sono situate le sedi degli Anfizioni e il tempio dello stesso Anfizione.

201) Il re Serse aveva il campo nella zona di Trachis, nella Malide; i Greci, invece, si accamparono nel passo. Questa località è chiamata Termopili dalla maggior parte dei Greci, ma Pile dalla gente del luogo e del vicinato. […]

202) Ed ecco quali contingenti greci attendevano il Persiano in questa località: trecento opliti Spartiati, mille fra Tegeati e Mantinei (metà ciascuno); mille e centoventi erano gli Arcadi; quattrocento erano gli uomini di Corinto, duecento di Fliunte e ottanta di Micene. Questi erano i Peloponnesiaci presenti. Dalla Beozia c'erano settecento Tespiesi e quattrocento Tebani.

203) A essi si aggiunsero, lì convocati, i Locresi con tutte le loro forze e mille Focesi. I Greci, in effetti, li avevano chiamati in soccorso informandoli attraverso messaggeri di essere arrivati come avanguardia: che il resto dell'esercito alleato era atteso da un giorno all'altro, che il mare era sotto controllo, guardato da Ateniesi, Egineti e da quanti prestavano servizio nella flotta; che non avevano nulla da temere: non era un dio, dicevano, l'invasore della Grecia, ma un essere umano, e non c'era né ci sarebbe mai stato un uomo che dopo la nascita non venisse colpito da qualche disgrazia; anzi agli uomini più grandi toccano le sciagure più gravi; quindi anche il capo dell'esercito invasore, in quanto essere umano, era destinato a svegliarsi dai suoi sogni di gloria. E quelli, sentendo simili discorsi, erano accorsi nel paese di Trachis.

204) Ciascun contingente secondo la città di origine aveva un suo comandante, ma il più ammirato e capo di tutto l'esercito era lo Spartano Leonida, figlio di Anassandride. […] Leonida aveva raggiunto a Sparta la dignità di re. […]

par. 206) Gli Spartiati avevano inviato per primi Leonida e i suoi perché gli altri alleati, vedendoli, scendessero in campo e non passassero anch'essi al nemico, se venivano a sapere che gli Spartani differivano la partenza. Poiché c'erano di mezzo le feste Carnee, contavano, più tardi, celebrate le feste e lasciato a Sparta un presidio, di accorrere in massa e con rapidità. E altrettanto pensavano di fare anche gli altri; infatti, nello stesso periodo, con questi avvenimenti erano venuti a coincidere i Giochi Olimpici; pertanto, non credendo che la guerra alle Termopili si sarebbe decisa così rapidamente, avevano inviato solo delle avanguardie. […]

208) Mentre essi si consigliavano così sul da farsi, Serse mandò un cavaliere in esplorazione a spiare quanti fossero e cosa stessero facendo[…]. Il cavaliere, avvicinatosi all'accampamento, […] li vide intenti in parte a compiere esercizi fisici in parte a pettinarsi le chiome; stupefatto, li guardava e li contava. Memorizzato per bene ogni particolare, tornò indietro […] e riferì a Serse tutto ciò che aveva veduto.

209) Serse, ascoltandolo, non riusciva a capire la realtà […] poiché anzi gli parevano intenti ad attività ridicole, mandò a chiamare Demarato, figlio di Aristone, che si trovava nell'accampamento. Quando fu da lui, Serse lo interrogò, e […] Demarato rispose: "[…] Questi uomini sono venuti a combattere contro di noi per il passo e ci si stanno preparando. Hanno infatti una regola che vuole così: allorquando si apprestino a mettere a rischio la propria vita si ornano la testa. Sappilo: se piegherai costoro e quelli rimasti a Sparta, non c'è altro popolo al mondo che ti contrasterà opponendosi a te con le armi; ora, in effetti, stai attaccando il regno più bello esistente fra i Greci, gli uomini più valorosi". Serse trovò tale discorso assai poco degno di fede […] e pertanto, lasciò passare quattro giorni, sempre sperando che i Greci si ritirassero. Il quinto giorno, poiché non se ne andavano e anzi la loro permanenza gli pareva un atto di insolenza e di follia, Serse, infuriato, mandò contro di loro Medi e Cissi, con l'ordine di farli prigionieri e di condurli al suo cospetto. I Medi si gettarono contro i Greci; molti di essi caddero ma altri subentravano, e non indietreggiavano, benché subissero perdite gravi. Resero chiaro a chiunque, e per primo al re, che c'erano sì tanti uomini, ma pochi veri combattenti. La battaglia durò una giornata.

211) Allora, così duramente malconci, i Medi si ritirarono; ma presero il loro posto i Persiani, quelli che il re chiamava Immortali, agli ordini di Idarne: l'idea era che avrebbero chiuso la faccenda agevolmente. Quando anche questi si scontrarono coi Greci, non ottennero miglior risultato dei Medi, ma proprio lo stesso, perché affrontavano il nemico in uno spazio angusto, si servivano di lance più corte di quelle dei Greci e non potevano far valere la superiorità numerica. Gli Spartani lottarono in maniera memorabile, dimostrando in varie maniere di essere combattenti esperti fra gente che combattere non sapeva: tutte le volte che voltavano le spalle e accennavano a fuggire mantenevano serrate le file; i barbari, vedendoli ritirarsi si lanciavano all'attacco con urla e frastuono; ma gli Spartani, appena raggiunti, si voltavano e li affrontavano, e con questa tattica abbatterono un numero incalcolabile di Persiani. Lì caddero anche alcuni, pochi, fra gli Spartani. I Persiani non riuscendo a forzare in nessun punto il passo, per quanto ci provassero attaccando a frotte e in ogni altra maniera, si ritirarono.

212) Si racconta che durante questi assalti il re, che osservava la battaglia, sia balzato tre volte dalla sedia, in apprensione per il suo esercito. […] I Greci erano schierati per reparti e per città e si alternavano in prima linea, tranne i Focesi, che erano dislocati sulla montagna per sorvegliare il sentiero. Non trovando niente di diverso da quanto visto il giorno prima, i Persiani si ritirarono.

213) Proprio quando il re non sapeva più che fare in quel frangente, gli si presentò un abitante della Malide, Efialte figlio di Euridemo, certo convinto di ricevere da lui qualche grande ricompensa, e gli parlò del sentiero che portava alle Termopili attraverso i monti; e così segnò la fine dei Greci che là avevano resistito. In seguito, per paura degli Spartani, Efialte si rifugiò in Tessaglia; dopo la sua fuga, alla riunione degli Anfizioni a Pile, i Pilagori misero una taglia sulla sua testa e più tardi (era rientrato ad Anticira) morì per mano di un uomo di Trachis, Atenade. Atenade uccise Efialte per un'altra ragione, su cui mi soffermerò in un secondo tempo, ma non per questo fu meno onorato dagli Spartani. […]

215) Serse si compiacque di quanto Efialte gli prometteva di fare: subito, tutto allegro, ordinò a Idarne e ai suoi uomini di partire; si mossero dall'accampamento all'ora in cui si accendono i lumi. […] Spuntava l'aurora quando giunsero sulla vetta del monte. Nei pressi di questo monte, come ho già spiegato, erano di guardia mille opliti focesi, che difendevano la loro patria sorvegliando il sentiero […].

218) Ecco come i Focesi si accorsero dei Persiani quando erano ormai lassù. I Persiani in effetti erano riusciti a salire senza farsi vedere perché il monte è tutto ricoperto di querce; c'era comunque calma nell'aria e quando il rumore divenne forte, come era naturale data la massa di foglie sparse sotto i piedi, i Focesi balzarono su e rivestirono le armi; e subito i barbari furono lì. Al vedere uomini intenti a prendere le armi, rimasero sbigottiti: si aspettavano di non trovare il minimo ostacolo e si erano imbattuti in un esercito. Idarne, temendo che i Focesi fossero Spartani, chiese a Efialte la nazionalità di quei soldati; ricevuta l'informazione esatta, dispose i Persiani in ordine di battaglia. I Focesi, fatti segno a ripetuti e fitti lanci di frecce, si rifugiarono in ritirata sulla cima del monte, credendo che i nemici fossero venuti ad attaccare proprio loro, ed erano pronti a morire. Questo pensavano, ma i Persiani di Efialte e di Idarne, senza affatto badare ai Focesi, in fretta e furia, scesero giù dalla montagna. […]

223) Serse, dopo aver offerto libagioni al sorgere del sole, attese fino all'ora in cui la piazza del mercato è più affollata e quindi ordinò l'assalto; così gli aveva suggerito Efialte: infatti la discesa dal monte è assai più rapida e la distanza molto minore che non l'aggiramento e la salita. I barbari di Serse avanzavano e i Greci di Leonida, da uomini che marciavano incontro alla morte, si spinsero ormai molto più che all'inizio verso lo spazio più aperto della gola. In effetti nei giorni precedenti si difendeva il baluardo del muro ed essi combattevano ritirandosi lentamente verso i punti più stretti; allora invece, scontrandosi fuori dalle strettoie... molti dei barbari cadevano a frotte; dietro di loro infatti, i comandanti degli squadroni, armati di frusta, tempestavano di colpi ogni soldato, spingendoli avanti continuamente. Molti finirono in mare e annegarono, molti di più ancora morivano nella calca calpestandosi a vicenda: nemmeno uno sguardo per chi cadeva. I Greci, sapendo che sarebbero morti per mano di quanti avevano aggirato la montagna, mostravano ai barbari tutta la propria forza, con disprezzo della propria vita, con rabbioso furore.

224) Alla maggior parte di loro, intanto, s'erano ormai spezzate le lance, ma massacravano i Persiani a colpi di spada. E Leonida, dopo essersi comportato veramente da valoroso, cadde in questo combattimento e con lui altri Spartani famosi, dei quali io chiesi i nomi, trattandosi di uomini degni di essere ricordati; e chiesi anche i nomi di tutti i trecento. Caddero allora anche molti altri illustri Persiani, fra i quali due figli di Dario, Abrocome e Iperante, nati a Dario dalla figlia di Artane Fratagune; Artane era fratello di re Dario e figlio di Istaspe di Arsame. Artane nel cedere la figlia in sposa a Dario le assegnò in dote l'intero patrimonio, perché Fratagune era la sua unica figlia.

225) Colà caddero dunque combattendo due fratelli di Serse. Sopra il cadavere di Leonida si accese una mischia furibonda di Persiani e Spartani, finché grazie al loro eroismo, i Greci lo strapparono ai nemici respingendoli per quattro volte. Questo durò fino all'arrivo degli uomini di Efialte. Dal momento in cui i Greci seppero del loro arrivo la battaglia mutò ormai aspetto: i Greci riguadagnarono di corsa la strettoia della strada, superarono il muro e andarono a prendere posizione sulla collina, tutti quanti assieme tranne i Tebani. La collina si trova all'ingresso del passo, dove oggi si erge in onore di Leonida il leone di marmo. Lassù si difendevano colle spade (chi ancora le aveva), con le mani, coi denti; i barbari li tempestavano di colpi, di fronte quelli che li avevano seguiti e avevano abbattuto il baluardo del muro, intorno da tutte le parti gli altri che li avevano aggirati.

226) Spartani e Tespiesi si comportarono altrettanto bene, ma il più valoroso si narra sia stato lo spartano Dienece, che prima dello scontro coi Medi avrebbe pronunciato la seguente battuta. Sentendo dire da uno di Trachis: "Quando i barbari scaglieranno le frecce, copriranno il sole con la moltitudine dei dardi" (tante erano le frecce), Dienece non rimase per nulla scosso da questa osservazione e rispose, mostrando di disprezzare il numero dei nemici, che l'ospite di Trachis stava dando tutte notizie magnifiche: visto che i Medi oscuravano il sole, contro di loro la battaglia si sarebbe svolta all'ombra e non al sole. […]

228) In onore di quanti furono sepolti esattamente là dove caddero e di quanti erano morti prima che partissero i Greci dimessi da Leonida, sono scolpite le seguenti parole: Qui, un giorno, contro tre milioni di nemici combatterono quattromila Peloponnesiaci. La precedente iscrizione vale per tutti, la seguente per i soli Spartani: Straniero, porta agli Spartani la notizia che noi giacciamo qui, obbedendo ai loro ordini. Così per gli Spartani; in onore dell'indovino: Questa è la tomba del famoso Megistia, ucciso, un giorno dai Medi che avevano varcato il fiume Spercheo, dell'indovino che allora, pur conoscendo il suo destino di morte, si rifiutò di abbandonare il comandante di Sparta. Esclusa la scritta relativa all'indovino, furono gli Anfizioni a onorarli con iscrizioni e con stele. La stele dell'indovino fu fatta scolpire da Simonide figlio di Leoprepe, per ragioni di amicizia

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Mi piaceva...

Mi piaceva la Politica. Mi piaceva parlarne, mi piaceva interessarmene, mi piaceva discuterne, mi piacevano le sue dinamiche. Se date una scorsa ai primissimi articoli e post del Viagra della Mente, noterete che molti trattavano di politica.
Ora, però, non mi piace più. 
Non mi piace, e non mi interessa.
Non mi piace e non mi interessa perchè la politica del (e nel) nostro Paese non esiste. Non esistono partiti, non esistono intellettuali "politici", non esiste dialettica, non esistono idee, non esistono contenuti. Non esiste chi si da' da fare per il bene del Paese, non esiste chi parla per il bene del Paese, non esiste chi si mobilita per il bene del Paese.
C'è gente che magari, ogni tanto, ci prova; ma non c'è nessuno che fa. E tra provare, e fare c'è una bella differenza.
C'è solo gente che te lo mette nel culo. C'è gente che te lo mette nel culo perchè prima di loro c'era altra gente che te lo metteva nel culo. E quando non ci sarà più la gente che te lo mette nel culo, arriveranno altri che continueranno a mettertelo nel culo.
Dopo aver letto ciò, probabilmente penserete: "Evviva il qualunquismo!". Ma dove sta sta scritto che il qualunquismo non sia sinonimo di verità?

E sì, se ve lo state domandando, arrivati a questo punto, io sono di quelli che nè vuole fare, nè vuole provare a fare qualcosa.
Non ne vale la pena.
E' solo tempo buttato.
Arrivati a questo punto, il mio tempo lo dedico ad altre cose, magari (chissà?) un poco più interessanti e fruttuose.
Se l'Italia è così adesso, non è colpa mia. Magari qualcuno potrà rinfacciarmi che se l'Italia sarà così anche domani, sarà stata anche colpa mia, dato che non ho fatto nulla per cambiarla.
Io dirò: è vero, masticazzi. Forse che l'Italia ha voglia di cambiare? Non l'ha mai fatto in 2700 anni di Storia, non comincerà adesso, e non comincerà con me.

L'Italia è un paese irrimediabilmente perduto.
E' sempre stato un paese irrimediabilmente perduto.
E sempre sarà un paese irrimediabilmente perduto.

A Napoli si dice: "A lavà 'a capa do'ciuccio, se perde 'o tiempo, l'acqua e 'o sapone!"

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3

Racconti di vita (vissuta per finta?) #2: Il tipo sul treno

L'uomo è seduto in metropolitana, vicino al finestrino. Guarda il paesaggio che scorre sotto ai suoi occhi con interesse e piacere, incurante di ciò che succede all'interno del convoglio.
Poi la metropolitana si ferma alla stazione. Salgono diverse persone, e sale un tipo strano, sulla trentina, coi capelli scombinati, gli occhi incavati, la pelle olivastra e i vestiti sbrindellati.
L'uomo sbrindellato si siede accanto all'uomo che guarda fuori dal finestrino.
La metropolitana parte.
Pochi secondi dopo la partenza, l'uomo sbrindellato picchietta con la mano sinistra la spalla dell'uomo che guarda il finestrino.
- Scuso? Posso farto una domanta?
L'uomo del finestrino, sentitosi chiamare, sposta lo sguardo dal panorama all'uomo al suo fianco. Non apre bocca, non risponde e non proferisce parola. Rimane in attesa, guardandolo fisso.
L'uomo sbrindellato sembra un poco a disagio. Deglutisce, e poi domanda: - Sento, scuso, non è che potesto imprestarmo il cellulare? Devo fare uno scquillo a fratemo.
L'uomo del finestrino squadra l'uomo sbrindellato da capo a piedi. Gli lancia un'occhiataccia torva, e poi scuote il capo, senza degnarlo di una risposta vocale.
L'uomo sbrindellato aggrotta la fronte.
- Allora è no?, domanda.
L'uomo del finestrino scrolla di nuovo il capo.
- Crazie, ringhia sguaiato l'uomo sbrindellato, mentre l'uomo del finestrino ritorna a guardare il panorama all'esterno.
La metro giunge ad un'altra stazione. Passeggeri salgono, e passeggeri scendono. L'uomo del finestrino li osserva. Poi vede l'uomo sbrindellato al suo fianco frugare all'interno delle sue tasche, estrarre un iPhone 4 nuovo fiammante, comporre un numero sullo schermo touchscreen, e portare l'apparecchio all'orecchio.
Passano alcuni secondi, poi la voce dell'uomo scuote le pareti del convoglio.
- Guè, fratammè, sto venenn'. Fatt'truvà fuor'a stazion', m'arraccumann'!

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6

La foto della settimana

Ritorna l'appuntamento fisso con "La foto della settimana", che durante le feste è stato un poco bistrattato.
La foto di questa settimana è un vero e proprio "WTF?". Purtroppo non ricordo in che città ci sia questa triplice (e stupenda) indicazione stradale.
A dir poco spettacolare...

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2

Batman Arkham Asylum

Il Joker ha tenuto in ostaggio il sindaco di Gotham, salvo arrendersi quasi subito all'arrivo del Cavaliere Oscuro, e farsi portare in una maniera insolitamente docile (per uno come lui ) al manicomio di Arkham, che negli ultimi tempi ospita anche i reclusi del carcere di Black Gate, (la maggior parte dei quali sono proprio fedelissimi del Joker). Non appena Batman affida ai carcerieri il Joker, questi si libera, impadronendosi del manicomio e invitando Batman ad una festa non meglio precisata, che comunque puzza di pasticci e di trappola lontano un miglio.
Toccherà al Crociato col Mantello (e a noi che lo impersoniamo) far ritornare tutto alla normalità.

Nella mia memoria di videogiocatore, ricordo che i titoli dedicati all'eroe ideato da Kane sono sempre stati eccellenti. Sin dai tempi del Sega Mega Drive, Batman, e Batman Returns (che si basavano sulle due pellicole di Tim Burton) erano ottimi e divertentissimi.
Batman Arkham Asylum è anche lui un titolo ottimo, che quasi (quasi) sfiora l'eccellenza. Assieme a Metal Gear Solid IV, Ratchet e Clank: A spasso nel tempo, e Uncharted II è il miglior videogame che mi è capitato di giocare nel 2010.

La location del manicomio criminale più conosciuto di tutti i tempi è curato nel minimo dettaglio. La grafica è eccellente, la giocabilità è ottima. Impersonare Batman, poi, è una goduria. Alle fasi puramente action, dove ci si può sbizzarrire "buttando mazzate alla ciecata" alla manovalanza criminale di turno che accorre a frotte per ucciderti, si affiancano vere e proprie fasi d'indagine forense, assieme a fasi di stealth allo stato puro.

"Teatralità", diceva Ra's al Ghul, nello splendido Batman Begins.
E teatralità fu (anzi, è) in questo titolo. Molto spesso sta al videogiocatore la decisione di gettarsi nella mischia con i detenuti (che non conviene, perchè ce ne sono sempre trooooooooooppi), o sfruttare l'abilità di Batman per confonderli, nascondersi, mimetizzarsi con l'ambiente, e colpire al momento opportuno.

Immancabile è la batcintura. Rampini, Batarang, e altri aggeggi ipertecnologici saranno sbloccati man mano che l'avventura proseguirà, e ci sarà la possibilità di migliorare e sbloccare il parco armi accumulando punti esperienza.

Unica nota dolente, i boss. Piuttosto semplici (e stupidi) da battere. L'unico che impensierisce giusto un po' è Poison Ivy. Gli altri sono abbastanza ridicoli, sebbene abbiano una presenza scenica impressionante (gli stage "mentali" dello Spaventapasseri, con tanto di flashback "giocabili" del piccolo Bruce Wayne sono da Oscar).

Per il resto è un videogioco da non perdere, sia se siete amanti di Batman, sia se non lo siate. Se poi amavate il cartone animato come me, andrete in brodo di giuggiole: Batman Arkham Asylum è completamente doppiato in italiano, con le voci del cartone animato.

Cosa volete avere di più? Come dite? Un seguito?
Arriverà...Batman: Arkham City arriverà alla fine di quest'anno. E io non vedo l'ora.

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Due anni di Viagra

Il 1 Gennaio, Il Viagra della Mente ha compiuto due anni.
L'avevo scordato, e non gli ho fatto i "doverosi" auguri, essendo questa la mia casetta virtuale. Casetta che, nell'ultimo semestre, è diventata un po' più affollata del solito.
Quindi ringrazio tutti voi che ci venite a trovare, tutti voi che commentate, e anche tutti voi che silenziosamente vi fermate solo a leggere.

E tanti auguri al Viagra della Mente!

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Felice anno nuovo!

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