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Napoli Comicon - Day #1

Primo giorno al Napoli Comicon.
Impressione decisamente più che positiva. Quest'anno hanno fatto un lavoro eccellente, e l'organizzazione si è superata offrendo un salone del fumetto decisamente migliore del tanto decantato Romics: la mostra mercato alla Mostra d'Oltremare è strapiena di stand, la parte inerente al Gamecon è decisamente migliorata, così come la sala adibita ai giochi da tavolo - molto meglio organizzata e più ricca di giochi.

In genere il primo giorno alla mostra mercato non c'è tanta folla: vado sempre la mattina del primo giorno, e si possono girare tutti gli stand in santa pace. Quest'anno, però, non è stato affatto così. Evidentemente dev'essersi sparsa la voce sul fatto che l'anno scorso il Comicon alla Mostra d'Oltremare era stato fatto con tutti i crismi.
Alle 11:00, davanti alla biglietteria, c'era la fila fin sotto allo Stadio San Paolo.

Per fortuna, nella metro, io e Deborah abbiamo trovato due ragazzi con un paio di biglietti fatti on-line: ce li hanno venduti a metà prezzo, e abbiamo bypassato tutta la fila chilometrica (altrimenti, come minimo, avremmo dovuto aspettare un paio di ore buone sotto al sole per entrare).

Dentro, come detto, la mostra è stata un successo.
Tra partite con la Wii a Super Mario, Donkey Kong e Wii Sports, duelli all'ultimo sangue con spade di gomma (e il supervisore che mi domanda "Ma sei bravo! Perchè non ti iscrivi al torneo?"), qualche acquisto mirato (il cappello di Ace, One Piece n° 59, The Boys n° 1, il regalo per il concorso di One Piece Report: Ti premia e un paio di cose a Deborah), giri in tondo per gli stand, e ramen molto buoni, la giornata è passata in fretta.

Più che altro, sono rimasto abbastanza sorpreso del fatto che ogni tanto qualcuno si fermava, mi bloccava, esclamava "Ehi! Ma tu sei sommobuta!" e poi si voleva fare una foto con me.
Un grazie a tutti loro, quindi! ^_^

Oggi, secondo giorno.
Direzione: Castel Sant'Elmo, a vedere le varie mostre fumettistiche e gli stand degli editori.

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Napoli Comicon - 13° Edizione

E come ogni anno, giunge puntuale il Napoli Comicon, la fiera fumettistica della mia città a cui ho partecipato sempre fin dalla primissima edizione (ho appeso in camera ancora il poster della prima edizione, autografato da gente come Alex Ross, Joe Sacco, Corrado Roi e Chiaverotti - che mi rimproverò di essere un lettore di Dylan Dog, ma non del "neonato" Brandon).

Da domani 29 aprile, fino a domenica 1° Maggio, i fumetti verranno a fare compagnia alla monnezza...

Tra alti e bassi, ed edizioni più o meno riuscite il Comicon si conferma come la fiera fumettistica più grande del sud Italia: anche quest'anno è da premiare la scelta di collocare Gamecon (la fiera dedicata ai videogiochi) e la mostra mercato del Comicon - con tanto di stand dove acquistare fumetti, gadget ed action figures - alla Mostra d'Oltremare (ampia, larga e spaziosa), mentre le mostre di disegno e il settore dedicato all'editoria e alle presentazioni saranno dislocate a Castel Sant'Elmo (che come location è suggestiva, ma che nelle ore calde, con i banchetti e gli stand, era impossibile girare per effettuare qualche acquisto).

Come tutti gli anni, mi riservo la visita agli stand la mattina del primo giorno, in modo da vedere se c'è qualcosa di "simpatico" da acquistare: non cerco fumetti in particolare - e a parte One Piece 59 che esce in anteprima non ho nulla da comprare - ma il bambino che c'è in me mi impone di prendere, come al solito, almeno un "pupazzone" da affiancare alla già nutrita collezione.

Il sabato credo che lo dedicheremo alle mostre artistiche. Ce ne sono un paio che mi interessano quest'anno.
Domenica, si ritornerà alla fiera per vedere qualche cosplay.

Se siete di Napoli e dintorni, e amate i fumetti...Il Comicon è un appuntamento imperdibile!

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QandA - Mitsuru Adachi

Subito prima di iniziare il nuovo anno scolastico, Atsushi Ando è costretto a tornare al suo paese natale che aveva lasciato con la famiglia sei anni prima. Qui incontra Yuho Maezawa, una sua vecchia amica d’infanzia della quale era innamorato, e il teppista della zona Riki Jinno, i quali però non lo riconoscono. L’unico che i due ricordano è il fratello maggiore di Ando, all’epoca molto popolare perché dotato di grande talento sia nello sport che nello studio, ma morto in un incidente subito prima che la famiglia Atsushi si trasferisse in un’altra città. Ora che è tornato, Ando si ritrova perseguitato dal fantasma del fratello... letteralmente! Il ragazzo, infatti, è l’unico in grado di vedere il suo spirito, che ahimé, sembra intenzionato a procurargli un sacco di guai.

Deluso, estremamente deluso.
Mai avrei creduto che un'opera di Adachi avrebbe potuto deludermi (e farmi - lo dico - abbastanza schifo).
Il tratto è sempre il solito del maestro, ma per quanto riguarda la storia, non ci siamo proprio.
Sembra qualcosa di raffazzonato, fatto "tanto per".
Non c'è nè la magia, nè la poesia che contraddistingue le opere del sensei (maggiori, minori e short stories) da quelle degli altri. Non c'è pathos, non c'è humor, non c'è feeling nè alchimia tra e con i personaggi.
Non c'è niente di niente.
E l'elemento fantastico (la presenza del fantasma del fratello di Ando), che dovrebbe essere la novità introdotta dal maestro nella sua "narrativa", è disturbante, quando addirittura fuori luogo. Così come patetico appare il fratello di Yuha, scrittore ventiseienne di storie di orrore, paura e fantasmi, che dovrebbe essere la controparte cartacea di Adachi stesso: squallidissime le sue battute che ricalcano ciò che sta succedendo durante la storia...

Tutto appare prevedibile e assai scontato, in questo QandA.
I personaggi sono piatti, banali e noiosi.
E il fantasma è davvero irritante.

Peccato.

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La Foto della Settimana: (anche a Pasqua) Meno male che Silvio c'è

Pasqua con monnezza, a Napoli.
Solita passeggiatina del sabato al centro.
Soliti megacumuli.
Fetore insopportabile.
E no, non voglio abituarmici mai.

Meno male che l'emergenza è risolta...

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Marvel Noir - Spiderman

New York, 1933.
Quattro anni dopo il crollo di Wall Street. L'epoca della Grande Depressione. Goblin è a capo di una banda criminale che soffoca la città in una morsa di corruzione, mentre Peter Parker vive l'adolescenza cresciuto da zio Ben e zia May, una coppia di fervidi socialisti desiderosi di migliorare la società e gli individui. Questi anni cupi trasformerranno il nostro protagonista in un giovane uomo amareggiato e assetato di giustizia.
Il fatidico incontro con un mistico ragno, e con il suo morso gravido di conseguenze, darà a Peter la possibilità di onorare la frase di suo zio: "Se coloro che detengono il potere non sono degni di fiducia, è dovere del popolo rimuoverli."

Avevo già parlato QUI di un volume della (buonissima) serie Marvel Noir, nella fattispecie Spiderman: Occhi senza un volto.
Ora sono riuscito finalmente a recuperare il volume antecedente a Occhi senza un volto, volume che narra le origini di questo Peter Parker collocato in un background storico piuttosto difficile e travagliato.

Sono gli anni della Grande Depressione. L'America vive un periodo cupo - forse il più difficile di tutta la sua storia - e in un contesto fatto di miseria e degrado è facile per un uomo potente come Norman Osborn controllare la città. Tutti sono sul suo libro paga: dai politici, alla polizia, passando per i sindacati e i giornalisti.
Chi si oppone, viene fatto fuori.
Come Ben Parker.

Sarà per onorare gli ideali dello zio (e grazie all'aiuto di un dossier redatto da un giornalista corrotto ravvedutosi prima di essere assassinato) che Peter, dopo essere stato morso da uno strano ragno che gli dona i poteri di aracnide, comincia la sua lotta contro il crimine e contro il Goblin.

Ma questo volume - come quello successivo - non ci presenta il solito Uomo Ragno macchiettistico, che si prende gioco dei suoi avversari con battutine e sberleffi: è un Uomo Ragno cupo, reale, assolutamente determinato e convinto dei suoi ideali politici e morali; è un Uomo Ragno che sente davvero su di sè il peso della responsabilità di fare ciò che è giusto per la propria città, un Uomo Ragno che sbaglia e impara dai propri errori; un Uomo Ragno che crede nella giustizia e si fa portavoce di essa, poichè "Alla fine, nonostante tutto, i buoni vincono sempre".

La sceneggiatura di David Hine è quanto di più noir ci possa essere, e i disegni di Di Giandomenico sono veramente eccezionali.
Un'ottima storia autoconclusiva, che vi consiglio caldamente. Anche (anzi, soprattutto) se, come me, l'Arrampicamuri vi sta enormemente sulle balle...

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A Pasqua...

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Articolo 31 - L'italano medio

Gli Articolo 31 ci vanno giù pesante, con questa canzone. In 4 minuti di canzone vengono proposti tutte le debolezze, tutta l'ignoranza e tutti i luoghi comuni "subiti" (o sognati) da noi italiani.
Sound coinvolgente, musica trascinante.
E un testo terrorizzante, sempre e comunque attualissimo.

Ps: consiglio vivamente la lettura di questo post.

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I primi eBook "legali"

Chi mi conosce sa bene che ero (e in misura minore rispetto al passato, sono) un compratore compulsivo di libri. Assieme ai fumetti, tutte le mie "paghette" e tutto ciò che guadagnavo andava "sperperato" in acquisti librari.

La scelta di comprare un lettore eBook, perciò, è stata ovvia e comprensibile: da un lato mi ha permesso di risolvere il problema economico (un libro, in media, adesso costa 20 euro - che non sono bruscolini), dall'altro, quello pratico (non ho più un buco libero in casa, e se prima facevo spazio portando decine e decine di volumi in biblioteca per diffondere il "sapere", da due anni a questa parte non l'ho potuto più fare causa chiusura della biblioteca di Bagnoli).

Ammetto candidamente che piratare eBook e leggersi un bel po' di roba "aggratis" in questo anno e mezzo ha giovato tantissimo al mio portafoglio. L'anno scorso ho comprato al massimo 5-6 libri, e il resto di quelli che volevo cartacei mi sono stati regalati.
Stessa cosa quest'anno.

Tuttavia, ho sempre sostenuto che se mi fossi trovato davanti eBook che mi interessavano a un prezzo che ritengo idoneo (ovvero non superiore ai 4 euro), non mi sarei fatto problemi ad acquistarli legalmente.
E nell'ultimo mese ho fatto proprio questo: ho acquistato ben 3 eBook in maniera del tutto legale (nella fattispecie "Maledette Zanzare" di Simone Corà - recensito QUI -, "Il colosso addormentato" di Samuel Marolla, e "Scene selezionate della Pandemia Gialla" di Alessandro Girola).

Costo totale dell'operazione: 6 euro e 90.
Un'inezia, per tre romanzi completi.

Più che altro, autopubblicare eBook a prezzi contenuti è un bel segnale: denota coraggio da parte degli autori italiani - che vogliono provare a fare ciò che all'estero si sta già facendo da un paio d'anni con enorme successo - , e soprattutto si tiene conto dell'esigenza del lettore, che spende, in fin dei conti, una cifra modesta per leggersi qualcosa senza dilapidare tutte le proprie sostanze in libreria.

Ps: se vi state chiedendo qual è la connessione tra il post e la tipa nell'immagine...beh, si sa che un certo tipo di "immagini" attira di più il lettore, no? XD

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La Foto della Settimana: Una preghiera ci salverà!

Sarà che è la settimana santa, sarà che i supereroi sembrano essere tornati di moda, ma a quanto pare il Papa sembra avere strani poteri paranormali derivanti da preghiere contenenti potenzialità divine...
Fucking Awsome!

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Game of Thrones

Ingranaggi. Una serie pressocchè infinita di ingranaggi, che azionano un meccanismo completo e complesso.
La sigla di Game of Thrones colpisce il bersaglio e punta dritta al cuore di quella che è la saga di Martin: ingranaggi che girano per far funzionare un meccanismo.

Il serial tv dell'anno, tratto dal capolavoro di Martin (uno dei pochi fantasy degli ultimi anni - se non l'unico - degno di essere letto) non tradisce le aspettative. Sorprende e stupisce chi non conosce l'opera letteraria, e appaga pienamente chi invece l'ha letta.

E' "solo" il pilot, ma già mostra ciò che la serie può diventare: un'opera imponente, monumentale, ben strutturata (d'altronde già i volumi di Martin erano strutturati come fossero una sceneggiatura), dove i personaggi (in tutto e per tutto identici, sia fisicamente che psicologicamente, alle loro controparti cartacee - ma giusto un poco più grandi d'età per ovvi motivi -) sono al servizio di una storia che li ingloba fin da subito.

Gli scenari, poi, sono mozzafiato.
La Barriera, Grande Inverno, Approdo del Re, Pentos: tutte curatissime, tutte perfette.
Così com'è perfetta la regia, sempre attenta a focalizzarsi sui singoli personaggi, in modo da far prendere confidenza allo spettatore che non li conosce.

Capolavoro annunciato? Forse. Se le premesse sono queste, aspettiamoci un opera dove il termine "epico", questa volta, non stona. Se vi dite amanti del fantasy, ma non avete mai letto "Le cronache del ghiaccio e del fuoco", ora non avete più scusanti. Dovete per forza di cose guardare Game of Thrones.
- e magari, recuperare il romanzo -

Ps: l'incognita dei metalupi è stata svelata dalla produzione. Non volendo utilizzare nè animatronics, nè figure digitali, hanno optato per semplici cani-lupo. Niente lupastri enormi, dunque. Poco male, la scelta è comprensibile.
E poi, L'inverno sta arrivando...

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March Story

E' pericolosissimo raccogliere oggetti raffinati e bellissimi spuntati fuori dal nulla, oggetti che non si conoscono e di cui si ignora la provenienza. Siano essi maschere dalla pregevole fattura, ciondoli, statuette di cristallo, ninnoli o armi, è probabile che al loro interno si nascondano gli "Ill", entità malefiche che approfittano delle debolezze, della cupidigia e della cattiveria degli uomini per impossessarsi dei loro corpi e commettere le peggiori efferatezze, uccidendo di fatto il loro ospite e prendendone totalmente il controllo.
March è un cacciatore di Ill, con una peculiarità: ha i poteri di un Ill. Peculiarità che ha un costo, e la cui spiegazione ci viene data attraverso un flashback che rivela il suo tremendo (e truculento) passato...

Una sorpresa, questo March Story.
Edito da Shogakukan e creato da due simpatici koreani (Hyang-Min Kim e Kyung-Il Yang) è un buonissimo manga (o forse è un manwa? Non saprei, essendo edito da una casa editrice nipponica).
L'archetipo del "mostro", del "demone" nascosto all'interno dell'essere umano di turno è sviluppato in maniera buona e originale. March si muove in un mondo ben caratterizzato (bella la città ispirata a Venezia, con tanto di carnevale e maschere "a tema"), dove l'ambientazione gotica la fa da padrona e permea tutto il volume.

Anche il disegno è molto buono, curato e funzionale alla storia, che se nei primi due capitoli è introduttiva (viene presentato March), già dal terzo offre un bel colpo di scena, e nel quarto si supera, mostrandoci "la genesi" di March e il perchè si ritrova con i poteri di un Ill.

In un periodo piuttosto sciapo di buone letture "manga" (sto aspettando che si concluda la ristampa della terza serie di Jojo per spararmela tutta, One Piece è trimestrale, Vagabond semestrale), questo March Story è stata una bella scoperta.

Se vi piace "il fantastico", con una punta di horror e di gotico, March Story può fare al caso vostro.

Ps: si ringrazia Deborah per l'opera di scouting...

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Rap Lamento

Settimana più o meno "politica", qui sul Viagra della Mente.
Concludiamola degnamente, dunque.

Di Frankie HI NRG ne hanno dette, spesso e volentieri, di cotte e di crude: che è un paraculo, che non sa fare "musica", che il suo rap "ènammerda", eccetera eccetera.

Magari è vero, però ho sempre pensato che Rap Lamento sia un vero e proprio inno alla (mala)politica che da 20 anni permea il nostro Paese. Un superbo spaccato di real politik in salsa rap (col sottofondo della miticissima sigla di 90° Minuto) in soli 4 minuti.

Buon Ascolto.

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Il Camorrista - Giuseppe Marrazzo

E' un libro affascinante e inquietante, questo di Giuseppe Marrazzo.
Un romanzo che narra in prima persona la storia di Raffaele Cutolo, il più grande e importante boss della camorra di tutti i tempi.

E' Cutolo stesso infatti a raccontarci la sua vita.
In viaggio verso il penitenziario di massima sicurezza dell'Asinara, ripercorre tutti i punti salienti della sua carriera criminale. E il problema è, che mentre si legge il romanzo, per un attimo si rimane affascinati da questa mente criminale che ha rivoluzionato la malavita campana introducendo idee nuove mischiate a tradizioni della malavita "storica" (l'iniziazione a camorrista cutoliano prevede il battesimo del locale in puro stile 'ndrino, e un giuramento che termina con un vero e proprio patto di sangue; secondo Cutolo può sembrare una buffonata, ma in realtà, gli iniziati, con un rito del genere, si sentono parte di qualcosa di importante che li legittima come "persone d'onore").

Il piano di Cutolo, infatti, è preciso.
La Camorra degli anni '70 è uno sfascio: tante famiglie in lotta tra loro, ma nessuna egemone. Lo Stato, a Napoli, non esiste. E tutti sono abbandonati a loro stessi.
Perchè non approfittarne?

Cutolo capisce che una persona più o meno letterata com'è lui, in un mondo come quello carcerario dove prevale l'ignoranza e l'analfabetismo, può essere un re.
E allora, grazie a questa sua superiorità intellettuale, grazie a una sottile capacità di saper leggere nell'animo delle persone, e grazie al timore e al prestigio che una persona che sa leggere e scrivere esercita su chi è analfabeta, comincia a farsi un nome e ad essere stimato e apprezzato all'interno del carcere.
Recluta persone, concede favori, presta somme di danaro, paga avvocati e corrompe pubblici ufficiali.

Nasce, quasi spontaneamente, la NCO, la Nuova Camorra Organizzata, che ha l'obiettivo di diventare quello che è Cosa Nostra in Sicilia, o la 'Ndrangheta in Calabria: un'associazione criminale organizzata, un vero e proprio Stato nello Stato basato su un organigramma ben preciso, con una struttura verticistica e piramidale che può disporre della vita e della morte di tutti.

Cutolo si rende conto che per mettere in pratica il suo "sogno egemone" deve avere anche amicizie influenti: non basta controllare il racket, il gioco d'azzardo e lo spaccio di eroina e cocaina; bisogna avere le spalle coperte e stringere amicizie importanti. Sia a livello politico, che a livello malavitoso.

Sia in carcere, che nel suo periodo di latitanza, ha l'occasione di incontrare, mettersi d'accordo e rimanere in contatto con senatori e deputati che gli chiedono favori in cambio di altri favori, con la cupola newyorkese, la mala milanese, Cosa Nostra, la 'Ndrangheta e coi Servizi Segreti.

Nel giro di pochi anni trasforma un movimento "carcerario" in una vera e propria macchina militare e statale potentissima, un impero i cui affari  non hanno confini, spietata contro i nemici, e con cui lo Stato, quand'è in difficoltà, deve scendere a patti.

Ma è proprio nel momento dell'apogeo del suo impero che Cutolo comincia a perdere potere. Dopo aver trattato con i Servizi Segreti deviati e con alcuni leader delle BR il rilascio dell'assessore Cirillo, Cutolo non riceve la contropartita offerta dallo "Stato" per la sua collaborazione e viene trasferito all'Asinara, dove rimarrà in isolamento per diversi mesi.

Comincia così un lungo e lento declino. La NCO va in pezzi, viene spazzata via dalla Nuova Famiglia (una coalizione di potenti famiglie camorriste che non si erano mai unite a Cutolo), e Cutolo, rimasto ormai solo, si convince di essere stato tradito dal suo braccio destro, Vincenzo Casillo detto "O'Nirone", che per questo viene ucciso su ordine di Cutolo stesso.

E' l'ultima condanna a morte di un genio del male che ha lasciato il segno nella storia del crimine organizzato.

Ps: da questo libro è tratto il film "Il Camorrista", primo - splendido - lungometraggio di Giuseppe Tornatore. Ne parleremo in seguito.

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Roba da Caimani: la realtà che supera la fantasia

Spesso e volentieri, su questi lidi, ho pubblicato il video riguardante la scena finale de "Il Caimano" di Nanni Moretti (recensito QUI).
Spesso e volentieri ho scritto che questa scena era terrificante, agghiacciante, e - soprattutto - profetica.
La ripropongo per l'ennesima volta.

Se non l'avete mai vista, guardatela.
Se l'avete già vista, riguardatela.

Poi pensate a quello che è successo in questi mesi, in questi giorni, e ieri.
Arrivati a questo punto, possiamo dire che la realtà ha superato di gran lunga la fantasia.

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A quando il ritorno dei roghi dei libri?

La de(s)putata Gabriella Carlucci se n'è uscita con una proposta brillante e geniale: aprire una commissione d'inchiesta sui libri di testo in uso a scuola poichè Nelle scuole italiane ci sono libri di storia “troppo comunisti”.

C’è da salvaguardare la libertà di insegnamento, un valore sacrosanto ma c’è anche da salvaguardare il diritto degli studenti a ricevere un’istruzione corretta e non faziosa. Tutto il contrario di quel che si legge in molti volumi scolastici italiani.

Proviamo a sfogliare qualche libro di testo. La storia di Della Peruta-Chittolini-Capra, edito da Le Monnier, descrive tre personaggi storici: Palmiro Togliatti, ‘un uomo politico intelligente, duttile e capace di ampie visioni generali’; Enrico Berlinguer, ‘un uomo di profonda onestà morale ed intellettuale, misurato e alieno alla retorica’; Alcide De Gasperi, ‘uno statista formatosi nel clima della tradizione politica cattolica’”. Le altre citazioni riguardano testi di diverse case editrici tra cui la stessa Mondadori. Una raccolta di passaggi che tendono a mettere in evidenza “la gravità della questione”.

È per questo  che con questa proposta di legge avanziamo l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta volta ad accertare e a porre fine a questa situazione a dir poco vergognosa. Non si può, ancora oggi in un Paese che tutti definiscono libero, esercitare un indottrinamento del genere. Indottrinamento subdolo e meschino perché diretto a plagiare le giovani generazioni dando insegnamenti attraverso una visione ufficiale della storia e dell’attualità asservita a una parte politica.

Perchè si sa, i libri di testo scolastici presentano una situazione a dir poco vergognosa. E' risauto che Togliatti, De Gasperi e Berlinguer erano dei delinquenti di estrema sinistra (e quindi comunisti - soprattutto De Gasperi) che miravano al sovvertimento dello status quo italiano e che erano in combutta con una parte della magistratura rossa e politicizzata.

Mente invece non è una situazione vergognosa essere un parlamentare che sta dalla parte di uno che ha fatto falsa testimonianza sulla P2, che è accusato di corruzione, di prostituzione minorile, di concussione, di tangenti alla guardia di finanza, di finanziamenti illeciti a vecchi partiti, di aver creato fondi neri per le sue aziende, di falso in bilancio e frode fiscale, nonchè corruzione in atti giudiziari.
No, quella non è una situazione vergognosa.

Ma sarà forse il fatto che certi libri di testo fanno pensare, e quindi fanno paura?
A quando, dunque, il ritorno dei roghi di libri?

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Batman Begins

L'addestramento è niente! La volontà è tutto!

E' questo il nodo cruciale dell'intera pellicola di Nolan (assieme al tema della paura, che può essere usata e veicolata in una infinità di modi differenti): la volontà.

La volontà di Bruce Wayne di vendicarsi dell'assassinio dei suoi genitori, offuscata dalla paura di diventare qualcosa di più, paura che invece evolve, tramutandosi in volontà di diventare un simbolo e ottenere giustizia (e non più vendetta) anche grazie alla paura che può infondere nel cuore dei criminali.

Il Batman di Nolan, a differenza di quelli che l'hanno preceduto, è soprattutto questo: un uomo, che come tutti ha paura dei suoi incubi e, soprattutto, del suo passato. E' un uomo che sbaglia, che cade, che inciampa: ma che trova sempre la forza di rialzarsi (d'altronde si cade poichè così si impara a rialzarsi), di compiere il suo dovere, e raggiungere l'obiettivo che si è prefissato, diventanto un supereroe credibile che sarebbe estremamente realistico anche nel "nostro mondo".

E' un Batman diverso, che pesca a piene mani (ancor più dei due Batman di Tim Burton) da quella riscrittura del personaggio operata a fine anni '80 da Miller e da Moore, e che trova le sue fondamenta nello splendido Batman: Anno Uno.

Perchè se il supereroe è importante, è ancora più importante comprendere chi è l'uomo dietro la maschera, da dove viene, chi è stato in passato, quali scelte ha compiuto, che sbagli ha commesso e qual è stata la sua maturazione.

Senza vedere e capire questo percorso, non comprenderemmo perchè "L'addestramento è niente", mentre "La volontà è tutto". E non capiremmo perchè Batman, ne "Il Cavaliere Oscuro" (o in una graphic novel come "The Killing Joke", o in tutti gli scontri con i suoi più acerrimi rivali), benchè sia per certi versi uguale al Joker, gli sia diametralmente opposto.
D'altronde, è un oggetto inamovibile (grazie alla sua forza di volontà) che si scontra con forze irrefrenabili.

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La Foto della Settimana: Manifesti Elettorali

Perchè quando ci sono le elezioni, gli amici degli amici sono sempre pronti...

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Nu poc' e munnezz'...

A differenza di Bagnoli, il quartiere dove abito, il centro (e non solo il centro) di Napoli continua a essere sommerso da tonnellate di spazzatura.
Ci sono cumuli enormi, larghi almeno quattro o cinque metri e alti due, e nelle periferie le strade sono delle vere discariche a cielo aperto, dove gli assemblamenti di monnezza sono talmente lunghi, alti e larghi che occupano interi marciapiedi, strade in tutta la loro lunghezza e metà della carreggiata.

Questo a testimonianza che "l'emergenza" (che non è mai stata risolta, ovviamente) non è "emergenza", ma normalità.
Deborah dice: "Che ci vuoi fare? Ormai siamo abituati!"
Io, sinceramente, non riesco ad abituarmici.

Mi fa schifo camminare in mezzo alla spazzatura, mi dà fastidio fare lo slalom tra sacchetti, monnezza e puzza, e un serpente mi morde le viscere quando vedo i turisti (quei pochi che ancora vengono) che fotografano "a'munnezza", poichè ormai la spazzatura, così come il Vesuvio, la pizza o il nostro stupendo lungomare, è diventata un simbolo caratteristico di Napoli (ok, la foto come avete potuto notare l'ho fatta anche io, ma era esclusivamente per il blog e per questo post).

Questa foto qui sopra poi è emblematica e al contempo spettacolare (nel suo essere tragica).
Il cumulo si trova nel vicolo laterale di Palazzo San Giacomo, sede del Comune di Napoli. Se si va a vedere da vicino, si possono vedere i sacchi col logo del comune, che presentano al loro interno carte protocollate, documenti ufficiali vecchi, timbri, penne, pacchi e altre amenità simili.
Tutti bollati "Comune di Napoli".

Che spettacolo, signori...

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Il tempo del Blogger

Il mese scorso avevamo affrontato il tema de "Il Blocco del Blogger".
Oggi invece parliamo de "Il tempo del Blogger".

Ci sono giorni che ho in testa mille mila cose da scrivere questo piccolo spazio digitale. Vorrei parlare di libri letti, di fumetti apprezzati, di film visti, di politica in modo più o meno serio, vorrei provare a parlare anche di musica e di amenità simili, ma il problema di fondo è uno solo: la mancanza di tempo.

E' abbastanza difficile aggiornare il blog ogni giorno (certo, i miei sono articoli il più delle volte brevi, che non impegnano più di cinque minuti - ma d'altronde la concezione del blog dovrebbe essere proprio questa: scrivere articoli "interessanti" che però non siano allo stesso tempo impegnativi), ma è un piccolo impegno che porto avanti con voi, 20 lettori che mi seguite.

So che i "colleghi" blogger che transitano da queste parti hanno una sfilza di post programmati e già scritti da adesso fino al 3012. Io invece - quando va bene - riesco a scrivere un post al giorno la mattina presto, appena alzato. Se sono di umore giusto, programmo la pubblicazione per le prime ore della mattinata; altrimenti (come in questo caso) al primo pomeriggio.

Ma voi, cari "colleghi" blogger, come riuscite a scrivere 1214451513535 post da tenere ben conservati in modo da non essere mai "a secco"? Quando vi mettete a scrivere 34353566 post tutti di filato?
Illuminate questo umile servo della blogosfera, affinchè possa seguirvi sulla nobile arte della scrittura e della conservazione eterna di post sul blog...

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Maledette Zanzare - Simone Corà

Due poliziotti, due killer poco professionali, un gruppo di quattro ragazzi, un innamorato e la sua "bella", un marpione e la sua "bella", e due vecchiette dal temperamento completamente opposto intrecciano i loro percorsi e si trovano invischiati in una guerra secolare combattuta tra due entità "zanzariformi" molto particolari, figlie entrambe della Palude.
Tra fughe rocambolesche, irruzioni, laboratori segreti, mostri sanguinolenti e tante, tante zanzare, la palude attorno alle rive del Brenta diventa per una notte un posto tetro, buio e terrificante, dal quale, forse, sarebbe stato meglio tenersi alla larga...

Tra i racconti letti nell'antologia che mi è arrivata per aver vinto Ucronie Impure, Tres di Simone Corà mi aveva colpito. Non tanto per la trama (che anzi, non mi era tanto piaciuta) quanto per lo stile e l'intreccio della storia, quelli sì molto buoni. 

Maledette Zanzare, invece, oltre a mantenere uno stile di scrittura fresco e immediato, e un intreccio a mio avviso perfetto, è (per fortuna) molto buono anche dal punto di vista della semplice trama.
Soprattutto, è un libro onesto. Promette sin da subito di divertire il lettore, e mantiene fino alla fine questa promessa di divertimento. Il libro si fa leggere con piacere, le pagine (digitali, poichè il romanzo è disponibile solo in versione elettronica) scorrono veloci, e si ha sempre vogli di andare avanti per scoprire come va a finire la storia.

E' davvero un buon prodotto, che fa il suo sporco lavoro, e intrattiene alla grande.
I personaggi, molto pulp e decisamente sopra le righe, sono tratteggiati tutti abbastanza bene (Pietro il dinamitardo, epicissimo), e i mostri zanzariformi sono veramente spettacolari

Forse, l'unica (piccolissima) pecca è una mancanza di approfondimento nella "Genesi" dei mostri zanzariformi. Capisco il voler rimanere sul "fantastico", ma avrei gradito qualche spiegazione e dissertazione in più. Poco male, comunque.

Se cercate qualcosa di leggero e divertente, questo Maledette Zanzare può fare al caso vostro.
Soprattutto, il prezzo è irrisorio: 3 euro e 90.
Quanto un Naruto o un Bleach.
Con la differenza che i due manga sopracitati sono diventati una schifezza, mentre Maledette Zanzare, a mio avviso, merita.

Ps: alla fine del volume c'è una scheda che attesta la proprietà del prodotto digitale, e il numero della copia. Il mio è 3448. Se è il numero di copie vendute (io l'ho preso il giorno di lancio), vuol dire che anche in Italia possiamo cominciare a fare un bel discorso inerente la vendita e l'acquisto di eBook...

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L'illusionista

A cura di Raffaele "El Rafko" Sergi

Sarò sincero: non avevo la più pallida idea di come cominciare questo post; tale è l'effetto che "L'Illusionista" è riuscito a suscitarmi. La verità è che tutto ciò che leggerete nelle prossime righe sarà per la maggior parte totalmente inutile, perché è praticamente impossibile pensare di circoscrivere un film del genere in una prigione di parole. Sarebbe come cercare di ingabbiare il volo di una colomba per ammirarne l'eleganza, o di catturare la luce del sole nel riflesso di uno specchio. E "L'Illusionista" è una colomba che vola, ma senza librarsi maestosamente in cielo: vola basso. È una stella che brilla di luce propria, ma senza abbagliare la vista. Non deve essere descritto, né recensito, né spiegato: deve essere visto, ascoltato, sentito. Va capito. E, soprattutto, deve essere vissuto in prima persona, per poterne cogliere ogni tratto, ogni sfumatura, ogni lieve e delicata atmosfera.

Siamo nel 1959. A cavallo tra la Francia e la Gran Bretagna, un anziano illusionista, distinto signore francese, vaga senza una meta precisa, rinnegato da un mondo che sembra non avere più spazio per lui e per le sue magie. Alla ricerca di un pubblico ancora in grado di apprezzare il suo talento, ormai annichilito dalla crescita esponenziale e dall'ascendente delle rock star (i Britoons nella fattispecie, chiaro riferimento ai Beatles), giunge in un paesino remoto ed incontaminato della Scozia, dove incrocia la strada della giovane Alice. Timida ed impacciata, dal carattere benigno e profondamente ingenuo, Alice resta affascinata dall'esuberanza dell'anziano illusionista, che decide di accoglierla sotto la sua ala protettiva come una figlia, fungendo da figura paterna. I due, giunti in una Edimburgo dalle due facce, una sfarzosa ed elegante, l'altra fragile e depressa nel tema dell'abbandono e della dimenticanza, inizieranno una breve ma intensa convivenza familiare che li porterà a sostenersi a vicenda, pur con ruoli e responsabilità diverse. In un'aria appesantita dalle tensioni sociopolitiche della Guerra Fredda (ben visibili alcuni cartelli "COULD IT BE WAR" e "Khrushchev and Nixon have war of words"), la crescita interiore di Alice come donna, e le difficoltà sempre crescenti dell'illusionista nel trovare posto in una vita che lo respinge, porterà ad un finale intriso di tristezza ma al tempo stesso di speranza, col sopraggiungere di un cambiamento che appare imminente.

I caratteri distintivi de "L'Illusionista" sono tanti. A ben pensarci, nonostante la natura semplice, diretta, alle volte struggente, sempre costante, sono talmente tanti che si fatica a capire come riescano a stare così bene tutti insieme, senza collimare fra loro. È una fiaba, perché ne contiene le impronte più candide, pure ed immacolate; è folklore, perché la tela su cui è dipinto ha quel sapore caldo, antico e familiare che, come un sogno, riesce a far tornare bambini rievocando alla memoria dei ricordi sopiti, quasi perduti; è poesia, perché possiede la capacità di esprimere un concetto, un pensiero, una storia che il più abile degli oratori non riuscirebbe ad enunciare con semplici parole; è il classico "Odi et Amo" catulliano, perché così come lo ami per la sua straordinaria bellezza, allo stesso modo lo odi per la sua immensa malinconia; è imprevedibile pur nella sua semplicità; è illusione e disillusione, incanto e disincanto; è slapstick nella sua mimica e nella sua raffinata comicità; è un vaudeville sul viale del tramonto, un teatro a fari spenti. Ma è anche di più: è il disegno che assurge al ruolo di dialogo come forma di espressione, è l'arte che si supera, trasformandosi in qualcosa di diverso. È il bagliore di una fenice che muore per non rinascere, come l'esplosione di un fuoco d'artificio. Un treno che viaggia nostalgico senza una meta precisa, durante una pioggia notturna che non ha inizio e non ha fine. Un'immagine, un suono, un'evocazione troppo alta, troppo importante, troppo, in tutti i sensi, per poter essere semplicemente narrata.

L'assenza quasi totale di un dialogo parlato, con l'animazione a farla da padrone nel trasmettere linguaggi ed emozioni, è l'elemento che più di ogni altro tende a rendere il film universale. Pantomima pura, fattore quasi impensabile in un cinema odierno che guarda con interesse crescente all'apparenza più che alla sostanza, come d'altronde Chomet ci aveva già abituati quasi 10 anni fa col suo capolavoro "Appuntamento a Belleville".
Strizzando l'occhio all'indimenticato ed indimenticabile Jacques Tati, al secolo Jacques Tatischeff, Sylvan Chomet plasma "L'Illusionista" con le maggiori caratterestiche che furono del regista e mimo francese, facendo coesistere anche aspetti diametralmente opposti fra loro, portando così alla ribalta una storia scritta oltre mezzo secolo fa dallo stesso Tati e che non ha mai visto la luce.
L'illusionista è un personaggio che funziona, non perché è eroico, misterioso o simpatico, ma perché è reale: dedito al sacrificio, e riciclando il proprio talento e la propria passione per esigenze forzate della vita, affronta le difficoltà che gli si parano davanti in maniera serena, pur mantenendo sempre un atteggiamento coerente e professionale. Patisce la vita ma continua a viverla, percorrendo lo stesso sentiero che altri, nell'arrendevolezza e nella difficoltà, hanno abbandonato anzitempo. Particolarmente suggestivi, sotto questo frangente, le figure del clown depresso che tenta - invano - il suicidio, o il marionettista che si dà all'alcool dopo aver svenduto la propria marionetta, poi svalutata col passare del tempo. Cliché sempre d'effetto, mai banali.
Alice, reale anch'essa, sintetizza invece la genuinità, ma anche l'evoluzione, il cambiamento per amore del cambiamento, come trasformazione naturale. È una cometa folgorante, una scia improntata a stravolgere, pur nella propria semplicità d'animo, ed a fornire nuova linfa alle fondamenta di una filosofia e di un'esistenza ormai alla fine, quasi al collasso. L'impronta perfetta di un capolavoro di imperfezione, nota struggente di una melodia drammatica, dolce e nostalgica.

In conclusione, "L'Illusionista" è una di quelle perle cosiddette di nicchia che non otterrà mai i riflettori che meriterebbe. Un'opera splendida, estremamente raffinata, che restituisce un po' di sfarzo e di genuinità ad un mondo, quello dell'animazione, sempre più commerciale ed inconcreto.

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Primo

Roma, 1938.
Gli uomini dell'EPRA lavorano solerti affinché l'italica gioventù possa abbeverarsi dei sacri ideali littori. In realtà, il loro ufficio ha una funzione ancora più importante: è una facciata dietro a cui si cela un laboratorio segreto. Sta prendendo forma un progetto che ha la benedizione del Duce in persona. Il valoroso Primo Cossi si sottopone a un esperimento destinato a trasformarlo nel perfetto esemplare di supersoldato fascista. Ma qualcosa va storto. Primo si risveglia nel 1969, in tempo per diventare protagonista occulto di una delle stagioni più nere della storia italiana. Un'ombra che si allunga fino ai giorni nostri.

La graphic novel che più mi è piaciuta quest'anno.
Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso confezionano un ottimo mix di azione, Storia e fantascienza con una spruzzatina ina ina di ucronia (che male non fa mai), al servizio di una storia fruibile, leggera e allo stesso tempo ottimamente congegnata e complessa, che diverte e fa anche pensare.

Primo è l'antieroe per eccellenza: burbero, risoluto, sboccato quel tanto che basta, dalle maniere spicce, fscista fino al midollo.
Tuttavia, il mondo in cui viene risvegliato non è più il Ventennio, ma la fine degli anni '60.

E Primo, supersoldato dalla forza erculea, che non invecchia, non sente dolore e non teme la paura, viene ingaggiato in un primo momento come agente di una delle tante organizzazioni neofascite che operavano tra gli anni '60 e '70 (una a caso tra Ordine Nero, Avanguardia Nazionale, NAR...) coinvolte in alcuni degli attentati terroristici più sanguinosi del nostro paese (Primo è l'esecutore materiale della strage di Piazza Fontana), e poi rinchiuso in un carcere speciale dove sono detenuti supersoldati come lui.

Il mondo di Primo infatti è un mondo dove la bomba atomica è solo un "diversivo", dato che tutti i governi, dall'inizio del '900, hanno impiegato denaro e risorse per creare o supersoldati perfetti (come Primo), o fortissime bioarmature meccaniche per migliorare le prestazioni standard dei soldati.

Il bello è che Primo riesce a scappare dal penitenziaro speciale con un sotterfugio, e se di lui sembrano essersi perse le tracce, in realtà ogni tanto saltano fuori notizie sulla sua persona: avvistamenti, segnalazioni su azioni singole in cui sono coinvolti i Servizi, lavori in qualità di guardia personale di questo o quel dittatore...

E credetemi, le due pagine finali, sono una vera e propria chicca.

Da non perdere.

Ps: ottima l'intervista a fine volume ad Aldo Achille Certozzi, il papà di Primo. Viene spiegata per filo e per segno la nascita del primo supereroe italiano (concepito pochi mesi dopo l'apparizione di un tale di nome Kal El proveniente dal pianeta Krypton) a "immagine e somiglianza" del Duce in persona (ma solo più giovane e con qualche capello in più).

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La Foto della Settimana: Primavera (della vita)

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