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Il Teatro di Eduardo - Sabato, domenica e lunedì

È sabato pomeriggio, e come “da tradizione” Rosa Priore prepara il ragù. È una preparazione lenta, meticolosa, quasi mistica e magica, tanto che il ragù di donna Rosa “porta la nominata” di essere uno dei più buoni di tutta Napoli.
In casa Priore però si registra un certo nervosismo.
Donna Rosa è tesa, così come suo marito Peppino, che la riprende per ogni minima cosa ed è scontroso con tutti.
C’è qualcosa che non va nel rapporto tra i due, un “qualcosa” che diventa tanto più lampante quando casa Priore si “affolla” di ospiti: dai vicini di casa “insolenti”, ai figli “snaturati”, ai parenti che vogliono mettere sempre il becco negli affari di famiglia.
Cos’è successo tra i due? Qual è la ragione di tanto astio?

Considero Eduardo De Filippo il più grande drammaturgo italiano assieme a Pirandello.
Sarà il mio “essere” napoletano che parla?
Forse.
Fatto sta che Eduardo è (stato) oggettivamente uno dei più importanti e influenti scrittori del ‘900, un acuto osservatore della realtà che lo circondava nonché un fine critico della società. Le sue commedie, anche a distanza di anni, sono sempre (e ancora) attualissime, i temi da lui trattati non passano mai di moda, e la grandezza della sua scrittura, che fa ridere e commuovere al tempo stesso (prerogativa solo dei grandi), risiede nella semplicità e nell’immediatezza.
Una semplicità e un’immediatezza che però celano sempre lati nascosti e molteplici chiavi di lettura.

Due Miti Assoluti

Sabato, Domenica e Lunedì è una delle poche commedie di Eduardo le cui registrazioni televisive sono andate perdute. Pertanto il compito di rappresentare questo superbo lavoro è stato affidato a Sorrentino, coadiuvato dal “sempre fedele” Servillo.

Il cast di attori è assolutamente all’altezza, e l’amalgama è così perfetta che viene naturale pensare che nessuno è il vero protagonista principale della commedia.
Ed è così: al centro di tutto, infatti, non ci sono i singoli attori, non ci sono i singoli protagonisti. Al centro di tutto c’è la famiglia, con i suoi guai, i suoi problemi, le sue gioie e i suoi dolori.

C’è un naturale e genuino conflitto generazionale tra i vari “inquilini” di casa Priore: dal nonno, che decanta la gloria passata del suo negozio finito in mano al genero Peppino, che ne ha snaturato “la missione”, a Peppino stesso, che non vede di buon occhio le iniziative imprenditoriali del figlio, fino ad arrivare ai figli di Peppino, che vedono il padre come qualcuno di cui prendersi gioco.

Il cuore della commedia però risiede proprio nel conflitto tra moglie e marito, tra Peppino e Rosa.
Eduardo è bravissimo a tratteggiare i caratteri dei due, ed è magistrale (così come lo sono a loro volta Sorrentino e Servillo a portarli in scena) quando questo conflitto deflagra in una scenata di gelosia impetuosa, lirica e dirompente.

Sabato, Domenica e Lunedì è sicuramente una delle commedie “positive” di Eduardo. Anche qui lo studio (e la rappresentazione) della vita di una famiglia medio-borghese diventa lo strumento per osservare l’animo umano e criticare la società (Eduardo è sempre stato un maestro nel tratteggiare la quotidianità e la "banalità" delle cose di tutti i giorni ed elevarle a sentimenti universali - motivo, tra i tanti, del suo successo mondiale), ma a differenza di altre opere, dove la famiglia ne esce distrutta e sconfitta (penso a “Natale in casa Cupiello”, “Napoli Milionaria”, “Chi è più felice di me”), questa volta sono l’amore (vero, appassionato, disinteressato) e il dialogo (alla fine si scoprirà che il malumore era nato per una piccolissima incomprensione) tra la coppia ad uscire vincitori.

Vi consiglio di recuperarla, se non avete mai visto una commedia di Eduardo De Filippo potrebbe essere quella “giusta” per cominciare.

2 commenti:

  1. Io questa non l'ho vista....perciò non avevo scritto nulla, ma ho visto quasi tutte le altre. Non credo tu abbia detto una cosa stupida(come potresti...sei il Sommo) facendo il paragone con Pirandello, del resto entrambe hanno rivoluzionato il teatro, anche se in due modi diversi ma non opposti. Mentre l'agrigentino si è focalizzato sul metateatro e le maschere, il napoletano ha (chiaramente con il bagaglio lasciato dal papà Scarpetta) rivoluzionato le metodologie di rappresentazione. Il canovaccio usato fino a quel momento come recitativo, venne trasformato da Eduardo in copione, le macchiette divennero personaggi, lo sfondo divenne ambiente, etc. Una sorta di umanizzazione della scena che solo così può essere presa ad esempio, può essere catartica. Ma su quest'ultima cosa potrei sbagliare, Angelo, perchè è farina del mio sacco....

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  2. Allora guardatela questa, Sorrentino, Servillo & company hanno fatto davvero un lavoro magistrale. Credo che la grandezza di Eduardo sia proprio nel rendere poetica la "normalità". Nella normalità ci riconosciamo tutti, dato che quello che succede a noi è universale. Ecco perchè Eduardo è un mito. :)

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