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Una città dismessa: Napoli

Non pensavo che due mesi di vita all’estero potessero essere in grado di cambiarmi in modo così radicale. Sarà che da napoletano abituato al “niente” cosmico che la mia (vecchia) città offre, essere (ri)catapultato in una città dove tutto funziona, e civiltà e ordine sono la prima cosa, è come essere in paradiso.
E non parlo di divertimenti, distrazioni o altro: parlo dei servizi di base, che sono (o dovrebbero essere) la normalità ovunque.

Eccetto che a Napoli.

Ho impiegato meno tempo a coprire il tragitto tra casa mia a Londra e l’aeroporto, assieme al viaggio Londra – Napoli (2100 km, 3 ore in tutto), che raggiungere casa mia a Bagnoli dall’aeroporto di Capodichino (4 ore e mezza, 8 km), tra disservizi in aeroporto, file chilometriche in centro, mezzi pubblici praticamente estinti.

Dopo due mesi ho trovato una città letteralmente dismessa, completamente diversa e totalmente distrutta rispetto a quando sono partito (e due mesi fa la situazione era già orripilante di suo, eh).
Napoli è una città putrida, esangue.
E morta.

A Gatwick, l’altra mattina, c’erano due ragazzi che parlavano.
Ragazzo A: “Sì, è bella Londra. Però…sai com’è, noi siamo napoletani. Noi senza ‘o sole, senza ‘o mare, nun ce firamm’ ‘e sta’.”
Ragazzo B: “Si, hai ragione. Qua il cielo è sempre plumbeo. Vuoi mettere fare una passeggiata a Mergellina sotto al sole? Non vedevo l’ora di tornare a casa.”

Nonostante tutto, oggi, sono d’accordo con loro.
Anch’io non vedo l’ora di tornare a casa.
A Londra.

Ps: sui motivi che mi hanno portato a rientrare per alcuni giorni nel Bel(?)paese mi taccio. Preferisco inoltre non divulgare gli episodi a cui ho assistito in queste 24 ore, altrimenti rischio di diventare scurrile. So solo che mi hanno convinto che l'essermene andato è stata assolutamente la scelta più felice della mia vita.

7 commenti:

  1. Ancora con questa storia che in Italia è abbastanza avere 'o sole, 'o mare e gli spaghetti?
    Li sentivo anche dagli italiani a NY e in Canada.
    Io sarei rimasto là a qualunque costo, invece!

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    1. Sì, purtroppo sì. Ancora con quella scusa.
      Io so solo che qui ci sono 25°. A Londra ce ne sono 10. Non vedo l'ora di essere a casa mercoledì.

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  2. non mi piace questo post. Scusa Sommo, ma mi han sempre dato fastidio chi rinnega le proprie origini, soprattutto se dopo appena due mesi. Ho viaggiato molto (sono di Lecce, ho studiato 6 anni a Torino, di cui 1 passato a Tarragona in Spagna per erasmus e 4 mesi a York in Inghilterra per la tesi) e conosco le differenze tra l'italia e le altre nazioni. Siamo anni e anni indietro rispetto ad altri, ma una cosa è rendersi conto delle differenze, apprezzare le altre nazioni, affermare che sono davanti a noi, magari sforzarsi (anche nel proprio piccolo) di cambiare le cose, un altro è rinnegare le proprie radici. Tu sei diventato quel che sei anche se hai vissuto a Napoli, quindi se tu sei riuscito a diventare un "napoletano diverso" vuol dire che la città non è completamente marcia, non fino al midollo e c'è speranza. Io noto una grandissima differenza già tra Lecce e Torino (che secondo me rappresenta un gioiello di città, dove tutto, o almeno gran parte delle cose, funziona a dovere), ma se qualcuno osa chiamarmi torinese, anche se son passati 6 anni mi da fastidio. Sono nato e cresciuto a Lecce, e rimarrò sempre un leccese. E sentire che qualcuno, specialmente qualcuno che con il passare dei mesi ho imparato a rispettare e ammirare, chiama casa Londra dopo appena due mesi, mi mette addosso un forte senso di rabbia e tristezza. Scusa per il sermone ma secondo me non si dovrebbero mai rinnegare le proprie radici.

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    1. Io dico sempre che ho imparato l'educazione al nord (sono nato in Piemonte e ci ho abitato fino ai 12 anni) e il "saper campare" al Sud (a Napoli).
      Ma chi mi conosce sa che sono sempre stato molto critico nei confronti di Napoli, avendo vissuto al nord e potendo fare tutti i distinguo del caso.

      Personalmente non mi è mai andato a genio lo stereotipo del napoletano del post "sole e mare" (che è veritiero): ho sempre aspirato a vivere in un posto con i servizi essenziali.

      Se due mesi fa la situazione a Napoli era tragica, adesso è inquietante. Se mi offrissero cifre spropositate per tornarci, non le accetterei nemmeno sotto tortura.

      Questo articolo comunque credo sia molto figlio di una certa mentalità, nel senso che sin da subito sapevo che sarei dovuto rimanere a Londra, e sapevo che la mia vita d'ora in avanti sarebbe stata là. Q

      uesto viaggio improvviso non era minimamente in programma, quindi magari non ho avuto nemmeno il tempo di pensare "è passato un po' di tempo, torno a casa e mi godo le vecchie cose" (non so se mi spiego).
      Il corpo è qui, ma l'occhio e la mente sono là.

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  3. Napoli Napoli... Iooo... Boh, ti dirò.. Ho una grossa parte di parenti lì e ogni volta che ci vado noto in loro un'amore sconfinato per la loro città così come un'altra grossa parte di odio profondo, proprio per i motivi che dici tu e anche molti altri. E' una città affascinante secondo me, però non funziona.. Ah, pur essendo obbiettivamente affascinante non mi piace gran che personalmente.. Però, son gusti!

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    1. Napoli è splendida, nonostante tutto e nonostante tutti i problemi. Ma la bellezza te la sbatti al cà. Va bene solo se fai il turista (e nemmeno, dato che i mezzi pubblici sono ormai falliti). Col sole, con la bellezza e col mare non ci campi...

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  4. ragazzi io non vedo una persona che ha rinnegato le sue origini, ma invece una persona il cui amore per la sua città è cosi grande da star male per la sua situazione.
    perche è chiaro che il cuore sta qui.
    poi la fame è fame...e se fatti due conti sulla bilancia un altro posto ti offre una qualità di vita migliore val sempre la pena provare.
    Perche non ha senso rimanere in un posto se nonostante gli affetti (che poi quello è alla fine ciò che ci lega) la tua vita non è serena.
    E poi quando si assaggia un po di questa serenità si sbatte contro una realtà difficile da accettare.
    Io sono di Bari, adoro prendere il caffe in bar-casa che sta all'interno di un porticciolo pieno di barche a vela e barche di pescatori nel paesino dove sono nato...mi piace il sole anche d'inverno, mi piace incontrare la gente e salutarla...ma se per 10 minuti di serenità al giorno devo passare 23 ore di fame e difficoltà anche nelle situazioni piu quotidiane, la spesa non vale l'impresa
    ricordo qualche tempo fa che Tozzi nella sua canzone ci prese in pieno quando diceva
    "GENTE CHE MUORE DI NOSTALGIA, MA QUANDO TORNA DOPO UN GIORNO MUORE PER LA VOGLIA DI ANDARE VIA"...mai parole furono più profetiche

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