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L'inattesa piega degli eventi - Enrico Brizzi

1960.
Lorenzo Pellegrini è uno dei giornalisti di punta di Stadio, quotidiano sportivo tra i più importanti a livello nazionale. Le sue dieci domande ai “top player” della Serie A sono una rubrica fissa all’interno di Stadio, e nel settore è una delle figure professionali più importanti.
Tuttavia, a causa di uno sgarbo amoroso perpetrato ai danni della figlia del direttore di Stadio, Lorenzo viene “esiliato” per un mese nelle colonie italiane dell’Africa Orientale a seguire le partite conclusive della Serie Africa.
La vincitrice del campionato africano, infatti, giocherà un prestigioso torneo a Roma, dove saranno presenti le vincitrici dei più importanti campionati del Mediterraneo.
Il tutto mentre la nazione italica è in subbuglio a causa del preoccupante stato di salute di Mussolini, la cui morte potrebbe sconvolgere i fragili equilibri all’interno del partito fascista…

Immaginate Federico Moccia (sì, quello di 3 metri sopra il cielo e altre vaccate simili) che di punto in bianco smette di scrivere minchiate bimbominchiose, “impazzisce” e tira fuori un libro migliore dell’altro, fino a giungere a un romanzo sportivo mascherato da ucronia (o a un’ucronia mascherata da romanzo sportivo, fate voi).

Perché Enrico Brizzi ha fatto esattamente questo.
Il suo Jack Frusciante è uscito dal gruppo è stato, sin da subito, un cult tra i giovanissimi a cavallo tra la metà degli anni novanta e l’inizio degli anni 2000. Diciamo pure la verità: forse il paragone con Moccia è pure abbastanza impietoso (Brizzi, dal punto di vista –meta-narrativo con Jack Frusciante tira i cartoni a tutta la produzione Moccesca/Mocciosa), ma a livello di meri contenuti non è che ci allontaniamo più di tanto.
C’era Alex che era innamorato perso cotto di una gatta morta di nome Adelaide (detta Aidi), la quale si sarebbe meritata calcagnate sulle gengive dall’inizio alla fine del romanzo…più o meno come con Babi e Step.


Ma sto divagando.

L’inattesa piega degli eventi è uno di quei (pochissimi) romanzi che ho riletto con estremo piacere. È veloce, scorrevole, irriverente, divertentissimo, favoloso, sognante. È un concentrato di fantastoria, calcio e critica sociale dei giorni nostri (non mancano alcune stilettate al Silviuccio nostrano, per dire).

Grazie all’esilio africano di Lorenzo assistiamo a un vero e proprio viaggio attraverso le colonie africane italiane, i loro colori, le loro tradizioni, la loro fierezza. E abbiamo la possibilità di scoprire cos’è successo nel mondo ucronico ideato da Brizzi.

L'Italia ucronica!

L’inattesa piega degli eventi ucronici è data dall’Italia che rimane neutrale allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. E che, a seguito della minaccia di Hitler di entrare in guerra come alleata della Germania (pena l’invasione e l’annientamento da parte delle truppe germaniche), decide di intraprendere una guerra difensiva. “La nostra guerra”, come viene chiamata da Mussolini, si tramuta in un trionfo per l’Italico stivale, che diviene paese egemone nell’area mediterranea, e si mantiene equidistante dalle influenze russe e americane.

La Serie Africa, perno attorno al quale ruota tutta la storia, è uno spettacolo, e le partite, giocate in stadi sempre pieni e sempre simili a bolge infernali, sono una più divertente ed entusiasmante dell’altra.
Le squadre sono uno splendore e ottimamente caratterizzate: dal Birra Venturi Asmara, con il suo direttore untuoso e i suoi calciatori altezzosi, passando per l’Audax Addis Abeba, i suoi conflitti d’interesse e i giocatori duri e truci, fino ad arrivare alla perla del campionato, il San Giorgio, dove militano calciatori di paesi, etnie e pelli miste, e dove spicca il talento del geniale Iohannes Aregai.

Le squadre della serie Africa

Il pallone d’oro per il personaggio più azzeccato, interessante e intrigante di tutto il romanzo va di diritto ad Ermes Cumani, giocatore estroso e irrefrenabile. Genio e sregolatezza, è capace di azioni travolgenti e “cassanate” ai limiti dell’inverosimile.
Soprattutto è l’anima “politica” del romanzo, ed è impossibile non tifare per lui, nonostante i numerosi guai che combinerà dall’inizio alla fine.

Insomma, recuperatevi ‘sto gioiellino, perché sicuramente non ve ne pentirete.
Per me, L’inattesa piega degli eventi, rivaleggia tranquillamente con roba come “La svastica sul sole”, “Fatherland” e tutte le migliori ucronie che vi vengono in mente.

Ah, e a proposito di Ucronie…se non l’avete mai letto…QUI trovate in download gratuito qualcosa di interessante!

3 commenti:

  1. È vero: è semplicissimo equiparare Brizzi a Moccia, visto che il primo non sembra aver mai fatto qualcosa di troppo diverso per staccarsene. Al di là dell'esperienza tra i "cannibali", che mi ha sempre fatto ben sperare, per il resto non mi ha mai dimostrato che le mie speranze non erano sprecate. Devo dire che non ho letto nemmeno Jack Frusciante, ho letto altro, forse troppo di nicchia (XD). Qualcosa volevo ritrovare (tra cui appunto Jack Frusciante), ma poi mi demoralizzo quando vedo che la narrativa moderna italiana si riduce a "vecchi" di generazioni sacre, o altri a cui i complimenti devono essere ricercati con la lente d'ingrandimento, se poi ci sono veramente. Non avevo mai sentito di questo romanzo, lo devo ammettere. Da come ne parli (anche se io sopporto poco lo sport, mea culpa xD), mi fa sperare bene. Adesso magari lo cerco in eBook.

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    1. Diciamo che al di là della tematica, Jack Frusciante è uscito dal gruppo è davvero un piccolo cult. Stile particolare, molto postmodermo. Va letto almeno una volta, ecco. Rimane il fatto che può essere davvero parecchio destabilizzante pensare a Brizzi come a quello di Jack Frusciante e poi come a quello di una trilogia ucronica. :D

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    2. Vidi il film e lo trovai a tratti irritante e strambo! XD Ricordo veramente poco e niente comunque. C' era ben di peggio: "Classe mista 3A" e "Panarea"! Indovinate a proposito (giuro che me lo sono ricordato dopo averlo scritto XD) chi ha diretto il primo? XD Il secondo invece è del padre che come regista invece ha avuto una bella carriera di genere.

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