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La morte della Kultura (aka Hitler cancelliere negli anni '70)

C’è un non so che di malvagiamente perverso nel godere di chi sembra non saper rispondere alla domanda più ovvia del mondo.
Siamo dalle parti de “Di che colore è il cavallo bianco di Napoleone?”, eppure, in molti, a questa domanda, potrebbero non saper dare una risposta.



Non sono perciò stupito dallo splendido spaccato di Kultura offerto da L’Eredità.
Alla domanda “Quando è stato eletto cancelliere Hitler?”, con quattro possibilità (1933 + tre opzioni post ’45), i concorrenti hanno dato tutte le risposte possibili e immaginabili, cannando l’unica esatta.
Non me ne stupisco perché, come abbiamo spesso detto e ribadito, la Kultura (con la Kappa, naturalmente) è morta e sepolta da tempo.
Non me ne stupisco perché sono sicuro che il 90% degli italiani, anche quelli che fanno gli indignati o i perculeggianti su internetto, quella domanda probabilmente l’avrebbero sbagliata.
Non me ne stupisco, perché i tre che hanno risposto malamente (e hanno perseverato a rispondere malamente) sono lo specchio esatto, la cartina di tornasole del nostro Paese.

Mi vengono in mente anche i sempiterni servizi delle Iene fuori dal Parlamento, con i nostri rappresentanti che non sanno rispondere alle domande apparentemente più semplici.
E allora sì, la Kultura in questo Paese è definitivamente morta, perché quando non sai rispondere alla domanda di cultura generale più ovvia non c’è altra spiegazione logica possibile.

Questa sconosciuta...

O forse sì: abbiamo dimenticato come si fa a pensare.
Peggio: abbiamo dimenticato come si fa ad immaginare.

E qui voliamo dritti dritti su Mastershit.

Quarta puntata, avvilentemente orripilante.
Non voglio parlare dello squallore delle domande becere sulla sofferenza poste dal coach ad una carcerata (l’unica, in tutta Italia, che va dicendo che sta scontando una pena giusta – no, per dire, fate mente locale dei loschi figuri che in galera dovrebbero starci e che invece lanciano solo strali contro la magistratura, ma vabbè -), ma di come, dopo ben 4 puntate, i vincitori abbiano scritto per lo più autobiografie e romanzi stracciamaroni che non leggerei nemmeno sotto tortura.
Non c'è traccia di romanzi di genere, non c'è traccia di roba che non sia "da una storia di vita vissuta per finta".


De Carlo, uno come Niven, lo caccerebbe via

Senza contare che i manoscritti presentano anche orrori ortografici (e posso capire che un refuso ci possa scappare, ma se l’ospite – il grande scrittore italiota della settimana – dice che erano pieni di errori, sono portato a credergli).

Lo “scrittore italiano” che sta emergendo da questo talent show (l’unico al mondo dove i partecipanti non sanno fare quello che teoricamente dovrebbero saper fare, cioè scrivere – chè perlomeno, quelli a X-Factor sanno cantare, e a Masterchef sanno cucinare) è un tipo prevalentemente senza cultura (“Manzoni mi fa schifo, i romanzi russi sono merda”cit., per non parlare della tipa che scrive un romanzo storico ambientato nella Roma antica, dove una puttana sposa l’Imperatore e c’è un’epidemia di sifilide) che non si sforza di raccontare fatti che non siano “i propri”.

E quelle rare volte che è accaduto, il romanzo ovviamente viene cassato.
Vedi ieri il tipo che ha scritto il fantasy (che per De Carlo è sempre caccapuppù); vedi il tipo che aveva scritto il libro comico su Zemanlandia.
E via discorrendo.

La Kultura è morta, la Fantasia viene ostracizzata.

E grazie al cà che poi la gente dice che Hitler è stato eletto cancelliere negli anni ’70.

A volte ritornano...

C’è più cultura in un manga trashone come “The Legend of Koizumi”, dove l’autore immagina che le questioni di politica internazionale vengano risolte a suon di partite di mah-jong (e dove spesso non mancano precisi riferimenti ad accordi di natura internazionale, a fatti storici e importanti avvenimenti politici) che in tutta la popolazione italica.

Ed è una cosa triste.

Soprattutto perché, anche in virtù di questo, mi tocca anche leggere di gente che se ne esce con battute infelici del tipo “Eh, sono decenni che non esce un bel libro”.
E grazie al cazzo.
Se millanti di leggere libri, e poi i tuoi target di riferimento massimi sono 50 sfumature di staceppa, la Littizzetto o le barzellette di Totti, non fatico a crederlo…

11 commenti:

  1. sono d'accordo su tutto..ma mio dio..il 90% che canna una domanda così? se siamo a 30 è già tanto! ma comunque sarebbe grave fosse anche solo 1 su 10

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  2. -commento sulla prima parte dell'articolo
    penso semplicemente che sia stato un caso o un errore dovuto all'emozione che le tre persone che hanno partecipato all'eredità non sapessero veramente quando hitler è stato nominato cancelliere con le quattro possibilità disponibili (lo ammetto,senza le quattro possibilità, avrei sbagliato) come tu appunto affermi, a rigor di logica, tutti avrebbero azzeccato la risposta esatta, anche un moccioso delle scuole medie
    -commento sulla seconda parte dell'articolo
    non sono un divoratore di libri ne avrò letti due, massimo tre (tra cui uno di harry potter e uno sull'avvocato Guerrieri scritto da Carofiglio) però sono d'accordo con te sulla crisi della scrittura italiana, perché dovrei leggere un libro triste e deprimente su una donna che è vissuta nella fredda russia?(naturalmente de gustibus non disputandum est)
    -momento slurp slurp xD
    sei un grande e i tuoi articoli sono sempre più interessanti, ciao!

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  3. Ottimo articolo,come sempre del resto.
    Nell'attuale società parlare di "Kultura" non è sicuramente fuori luogo,anzi.
    Ti porgo però una domanda sommo.
    Oseresti fare un paragone tra la cultura di oggi e quella dei nostri "nonni":soldati e lavoratori della terra?
    Non credi che l'ignoranza ci sia sempre cmq stata?

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    1. Come diceva Mattia sotto, è difficile anche farlo un paragone visti i tempi diversi. :)
      Però: il nonno contadino, il suo lavoro, lo sapeva far bene. Sapeva stare al suo posto, magari, nei confronti dell'erudito, ma erano dei geni nel loro ambito, e la terra la conoscevano bene, dato era la loro vita e la loro cultura. Molti erano dei veri "scienziati".

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  4. Il brutto è che purtroppo non è solo quella puntata particolare, io l'Eredità la guardo quasi ogni sera, e sempre riesco a rispondere a quasi tutte le domande che invece i concorrenti cannano clamorosamente. Sarò un genio? Non credo, genio è chi riesce ad usare complessi algoritmi matematici ed a risolvere il cubo di Rubik in due minuti (cose che effettivamente so fare... XD - ok, modalità autocompiacimento off XD), ma per quelle domande basta un po' di cultura generale, tutto qui.

    Comunque, nei commenti qua sopra leggo una domanda posta a te, e vorrei rispondere anche io: l'ignoranza si, c'è sempre e comunque stata, ma non sempre è stata giustificabile. I miei nonni paterni non sono potuti andare a scuola, hanno fatto massimo la terza elementare e poi sono andati a lavorare nei campi: erano ignoranti, si, ma era decisamente giustificabile, questa loro ignoranza, non avendo loro avuto la possibilità di acculturarsi. Oggi questa possibilità ce l'ha chiunque: la scuola dell'obbligo arriva fino a 18 anni, ma anche se non fosse, esiste internet, che contiene ogni informazione possibile ed immaginabile; così, l'ignoranza delle persone (a parte di quelle anziane, che ovviamente non per colpa propria non possono utilizzare un computer) è diventata non giustificabile, e non solo come esigenza "intellettuale", del tipo "noi siamo acculturati ma ci fa male vedere l'ignoranza", ma anche di fatto. Infatti, se nel '600, per esempio, il fatto che il "popolo" non fosse acculturato non faceva alcuna differenza, nel sistema democratico attuale la differenza tra un popolo acculturato e consapevole ed uno caprone è grandissima, e basta confrontare il nostro paese con, per esempio, Norvegia o Svezia, per rendersene conto. Questa è la mia idea sull'argomento.

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  5. Sicuramente è anche la Storia a creare problemi, e non si parla solo di ignorare le date... sempre più spesso vedo persone che mancano totalmente del "senso del tempo storico", anche in fatti del Novecento. Io parlo perlopiù di ragazzini, me per loro non c'è differenza fra anni '60 e anni '20, ad esempio: c'è solo il presente, il vecchio e l'antico. Partendo da questo, collocare persone ed eventi è ancora più difficile per loro, usare la logica è impossibile, perchè tutto il Tempo è visto come una massa indistinta.
    Siamo arrivati al punto di perdere anche la memoria storica a breve tempo, e se a questo si aggiunge una società che sta creando sempre più disturbi dell'attenzione, il gioco è fatto.

    Quanto a Masteschif... ho visto solo le prime due puntate, e poi basta. Le autobiografie banali non mi interessano, se voglio il disagio sociale della metalmeccanica, o la routine dell'impiegato medio, chiedo ai miei conoscenti. O vivo la mia vita da persona qualunque.
    No, direi proprio che leggere il caro diario di vite anonime, o stereotipi banalizzati, non fa per me.
    E sono più che lieto di essermi perso il romanzo "storico" sull'imperatore puttaniere accasato, e l'epidemia di sifilide.

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  6. “Eh, sono decenni che non esce un bel libro”. Autore della citazione individuato, e condivido la vena d'ostilità e disapprovazione - che sono riuscito a cogliere tra le righe - nei suoi confronti.
    Per il resto, articolo interessante come al solito, ma che te lo dico a fare?

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    1. Mah, nessuna ostilità - tra l'altro nemmeno lo conosco, se ci ho scambiato due volte parola nel gruppone è assai -, però certe uscite sono realmente infelici.
      Soprattutto da chi fa finta "di sapere".

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  7. il manga della vignetta è quello dove giocavano un gioco tipo shog tra tutti i potenti della storia presente e passata (ne ho solo sentito parlare).
    comunque esilarante la storia del romanzo storico scritto dalla tipa, no perchè ricordo che Flaubert nell'ottocento raccontava di perdere delle ore per studiare come descrivere un qualche tipo di pianta e questa qui non poteva aprire 1 minuto wikipedia per vedere che ovviamente nessuno in una società a dir poco rigida come quella romana che un imperatore sposasse una prostituta era una cosa impossibile... cioè non vogliono l'immaginazione ma almeno le robe che dovrebbero essere realistiche documentatevi un pochino dio santo...

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  8. Credo che il problema di fondo non sia dovuto ad uno scarso interesse per i libri.
    Se qualcuno mi chiedesse quanti libri leggo all'anno, io risponderei sui nove-dieci. Tecnicamente leggo nove-dieci libri, ma praticamente sono tutti libri universitari obbligatori, quindo ho detto sia la verità che una cavolata. Non ho letto libri intesi come prodotti di narrativa.

    Come scrissi già in un'altra discussione simile su altri lidi, il problema è più generale. Non è il libro in sé che ti dà più di altri media la conoscenza, ma è tutto lo scibile umano compresso in qualsiasi formato da noi conosciuto.
    Esempio: se alla fine del tuo baretto top-shonen riconosciamo il buon Guidobaldo Maria Riccardelli, è perché abbiamo visto il film. Ovvero un altro modo di fare cultura.
    Altro esempio: se riusciamo a seguire la scrittura infarcita di citazioni del blog del Dottor Manhattan, è perché abbiamo letto quel fumetto, visto quel film, ascoltato quel brano e intravisto quell'altra opera. Un bambino o un anziano faticherebbe a capirlo. O comunque chiunque non abbia "vissuto" questo modo di assimilare cultura, come evidentemente quei concorrenti de l'Eredità.

    Per quanto riguarda questi ultimi, la domanda su Hitler e quella successiva su Mussolini mettono a dura prova qualsiasi teoria che possiamo imbastire per cercare di giustificarli. Arrivare nel 2013 e non sapere nemmeno chi siano due delle figure storiche più (tristemente) ricordate dell'ultimo secolo vuol dire non aver né mai aprito il libro di storia a scuola né aver mai visto, che ne so, uno sceneggiato televisivo, uno di quelli che fanno milioni di spettatori non si sa come, basato sulla seconda guerra mondiale (e ho omesso volutamente i documentari nell'elenco). Né, a questo punto, riuscire a fare 2+2 con le date messe a disposizione, ricordando che quella guerra lì termina grossomodo nel '45 e che quindi le date posteriori non c'azzeccano nulla.

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  9. Non sono sorpreso dalle risposte date dai concorrenti dell'eredità,una mia compagna delle medie disse che le torri gemelle erano cadute durante la seconda guerra mondiale...
    sono d'accordo anche su quello che ha detto Cardinal Point, al giorno d'oggi i ragazzi non riescono più a distinguere il tempo, c'è solo il presente, ed un indefinito passato.

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