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Romanzo Nerd - Capitolo 1

Ho ricevuto una marea di messaggi privati, mail e richieste riguardanti il Romanzo Nerd. Quando in seguito a questo articolo ho scritto che non l’avrei mai pubblicato (o che se l’avrei fatto, l’avrei messo a disposizione gratis sul blog), si è scatenato il putiferio. Non pensavo di ricevere così tanti messaggi riguardanti quello che scrivo, né mi aspettavo che qualcuno mi dicesse “Chettenefrega, mettilo su amazon e faccelo leggere!”.
Quindi eccomi qua, con questo scritto la cui prima bozza finale #totaletombale risale a tre anni fa. E due anni fa ambientai questa storia proprio nel 2015.
Vi avviso: è un libro assurdo. Probabilmente (anzi, sicuramente) malscritto. Con (forse) problemi logici e (verosimili) buchi narrativi. Ed essendo un romanzo “nerd”, ho voluto evitare quella spiacevole sensazione di creare un personaggio che, alla fine del romanzo, sembra essere la copia-carbone della biografia dell’autore riportata in terza di copertina.
Per questo motivo, il protagonista della storia sono “direttamente” io – l’ego, che bella cosa!
E alcuni dei comprimari sono persone del mondo nerd che sicuramente conoscete bene. Questo non vuol dire che quello che leggerete siamo davvero “io e loro”, ovviamente, ma mi piaceva immaginare direttamente me (e loro) in brutte situazioni "ai confini della realtà".
Inoltre, al di là di tutti gli errori, gli sbagli e le brutture, mi sono divertito tantissimo a scrivere “Romanzo Nerd”. E spero che, settimana dopo settimana, la lettura possa divertire anche voi.
Buona(?) lettura, quindi.
Pronti?

Disclaimer 1
Ogni riferimento a fatti, cose, nomi, cognomi, città, frutti, animali, personaggi pubblici, personaggi immaginari, fumetti, nerdoni, politici, gang bang e quant’altro è decisamente e puramente voluta.
Quindi se credete di vedere e/o leggere cose che vi sembrano e/o vi suonano familiari, probabilmente – anzi, sicuramente - avete ragione.

Disclaimer 2
I pensieri e le azioni dei personaggi (soprattutto quelli “reali”) rispecchiano unicamente la nevrosi cervellotica dell’autore.
Quindi, se trovate scritto che Cavernadiplatone è Gay, non significa che sia vero.
- mentre potrebbe esserlo il fatto che lui lo pensi sul serio, ma non sono pettegolezzi che ci riguardano; almeno, non ancora -

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PROLOGO
Primo: io a quel cazzo di Comicon non ci volevo andare. Vabbè che sono un nerdone di quelli irrecuperabili, ma fare tremila chilometri per una fiera di merda in una città di merda non è che mi allettasse poi così tanto.
La colpa è stata tutta di quella stronza di Deborah, che mi ha convinto con le sue moine a partire, che avevo ancora due settimane di ferie, che non vedevo i miei amici da Natale. In realtà lo so che mi ha smammato perché non vedeva l’ora di starsene da sola per un po’, la stronza.
Secondo: quelle storie che vi raccontano nei romanzi, nei film, nei fumetti e nei videogiochi sono tutte cazzate. Dalla prima all’ultima. Non esiste nessuna vita avventurosa, né alcuna impresa eroica. È tutta merda, merda vera. Se non fosse così, adesso me ne starei bello, tranquillo e rilassato davanti al mio pc nel mio ufficetto a Londra.
E invece no.
Sono andato al Comicon.
E poi ho fatto una brutta fine.
Letteralmente una brutta fine.
Qualcuno potrebbe dire che sono stato un vero paladino, caduto mentre mi accingevo a compiere un gesto eroico. Ma sono tutte balle.
La verità è che sto per morire. E come succede di solito a quelli nella mia condizione, nell’attimo esatto prima del trapasso, mi scorre davanti agli occhi tutta la vita.

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Parte 1
Napoli Comicon 2015


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Dramatis Personae al Napoli Comicon

Angelo “sommobuta” Cavallaro
Blogger
Youtuber
Storico
Saggista
Nerd

Domenico “Cavernadiplatone” Guastafierro
Vlogger
Youtuber
Recensore
Nerd

Dario Moccia
Vlogger
Youtuber
Sceneggiatore
Mattatore
Nerd

Marco “88Ferro” Ferraris
Vlogger
Youtuber
Recensore
Scrittore
Critico
Nerd

Domenico “Dellimellow” Scarponi
Vlogger
Youtuber
#massimoesperto
Grandissimo
Nerd.

Maurizio “Kirio1984” Iorio
Youtuber
Recensore
Nerd



Il coro
Presentatori petulanti, addetti alla sicurezza inappetenti, cosplayer imbarazzanti, videogiochi rilassanti, ragazzi urlanti, ragazze provocanti, combattenti inesistenti.
Alieni inquietanti.
Morti impressionanti.

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CAPITOLO UNO

Dario sgranò gli occhi, alzò il braccio, indicò il cielo. «E quello cos’è?»
Angelo si ritrovò a guardare in alto, la bocca spalancata, le braccia penzoloni lungo i fianchi. Avvertì un formicolio alle mani, le sue dita persero sensibilità, le due buste bianche coi volumi di Sin City e Swamp Thing piombarono al suolo con un tonfo.
Cazzo, non è possibile!
Guardò un istante Domenico, Marco, Maurizio e Delli, e a giudicare dalle loro espressioni, considerò che anche loro dovevano aver pensato la stessa cosa.
Così come le migliaia di persone che affollavano il giardino della Mostra d’Oltremare.
Il velivolo si ingrandiva man mano che scendeva giù dal cielo, e atterrò davanti ai cancelli senza emettere il minimo rumore. Il suo aspetto, la sua forma, non poteva essere più classica: cupola luminosa su piatto metallico rotante.
Era un disco volante.
Un fottutissimo disco volante.
E aveva appena bloccato gli ingressi e le uscite principali della Mostra d’Oltremare.
«E mò?», domandò Domenico.
«E ora è meglio che ce ne andiamo…», gli rispose Delli, facendo un passo indietro.
«E dove?», chiese Angelo. Fece un cenno con la testa in direzione dell’UFO. «Col cazzo che mi avvicino a quel coso!»
Marco annuì. «Io sono d’accordo con Angelo.»
«E io pure», gli fece eco Maurizio.
«Suvvia, bimbi», si intromise Dario. «Ma davvero pensate che quelli sono alieni? Alieni veri? Sarà sicuramente un’attrazione degli organizzatori!»
Angelo scosse la testa. A dispetto del sorriso rassicurante, il tono di voce del Moccia sembrava tradire un certo nervosismo. E non gli si poteva dare torto: nel bel mezzo della cupola del disco volante si era aperta una porta, e una pedana l’aveva collegata all’asfalto.
«Guaglio’, fujimm’…», suggerì Angelo agli altri. Ma non trovava le forze per muoversi. Le sue gambe erano blocchi di marmo incastrati nell'asfalto. Il cuore era un tamburo suonato da Charlie Watts.
Sospirò. Gli alieni lo avevano sempre terrorizzato.
Tutta colpa di mia madre, che mi ha portato al cinema per la prima volta quando avevo due anni e mi ha fatto vedere quel mostro di E.T...
Chiuse le palpebre per un istante.
Inspirò.
Forse il buon Dario ha ragione.
Espirò.
Sarà sicuramente una trovata degli organizzatori dell’evento.
Inspirò di nuovo.
E poi certe cose succedono solo nei film, nei libri e nei fumetti, mica al Comicon! Anzi, che una cosa del genere succeda proprio al Comicon dovrebbe quasi essere naturale.
Espirò.
Quasi…
«Guardate là!», urlò qualcuno.
«Incredibile!», esclamò qualcun altro.
«Impressionante!», gridò un altro ancora.
Dalla porta del disco volante emersero cinque figure. Scesero dalla pedana in fila indiana e, una volta a terra, si allinearono una accanto all'altra. Erano alte un metro e mezzo, le tute integrali che indossavano sembravano fatte d’alluminio, i caschi opachi impedivano di vedere le loro facce, e nelle fondine che portavano sui fianchi erano ben visibili delle pistole rosse.
Un applauso si levò dai presenti.
«Bei costumi!»
«Che figata di cosplay, ragazzi!»
«Wow, cazzo!»
Angelo si guardò intorno, l’atmosfera era surreale.
Un brusio continuo aleggiava su tutto il giardino, ma nessuno sembrava sapere cosa fare, né come comportarsi. Nessuno sapeva se quelli erano alieni reali o se tutta la faccenda era davvero una trovata pubblicitaria di quelli del Comicon.
Anche Dario, Domenico, Marco, Delli e Maurizio sembravano perplessi.
E adesso?
Rimasero tutti fermi, col fiato sospeso, in attesa di vedere cosa sarebbe successo.
E qualcosa, ad un certo punto, successe per davvero.
Un tipo vestito da Spock si avvicinò alle cinque figure. Sollevò l’avambraccio destro, il palmo della mano rivolto in avanti, il pollice allungato verso l’esterno, il medio e l’anulare separati. Stava facendo il saluto vulcaniano.
Fottuto trekkie.
«Lunga vita e prosperità!», esclamò.
I cinque si guardarono l’un l’altro. Non proferirono parola, ma lo salutarono alla sua stessa maniera.
Nuovi applausi, fischi e ovazioni risuonarono nell’aria.
Angelo pensò che il ghiaccio era stato rotto e che la gente avesse tirato una specie di sospiro di sollievo collettivo, dato che adesso si stava avvicinando ai cinque alieni in massa. Raccolse da terra le buste coi fumetti e provò a farsi coraggio. Forse – Forse – le sue paure erano davvero infondate. Si rivolse ai suoi compari. «Che facciamo?»
«Proviamo a dare un’occhiata più da vicino», suggerì Dario, indicando la folla di curiosi che si stava disponendo a semiciclo davanti al disco volante. Poi si strinse nelle spalle. «Mal che vada…»
Si avvicinarono.
Non troppo, ma quanto bastava per avere una visuale migliore dei nuovi arrivati.
Intorno, davanti e dietro di loro quasi tutti avevano tirato fuori cellulari, tablet e macchine fotografiche.
«Ma allora è tutto ok?», chiese Angelo a Domenico, che gli stava a fianco.
Lui scrollò le spalle. «E che ne so, Buta? Sembra davvero tutto normale. Guarda quelle là!»
Tre lolite emule di Spock si erano staccate dalla folla e avevano raggiunto i cinque cosplayer in tuta spaziale. Tutte e tre indossavano le stesso identico abito di pizzo rosa, reggevano ombrellini bianchi a pois azzurri, e portavano parrucche dai colori sgargianti.
Angelo ridacchiò.
E queste che hanno fatto? Lo scalpo ai Mini Pony?
Le lolite si posizionarono dietro i cinque alieni, strizzarono gli occhi, tesero le labbra in un sorriso a 64 denti. «Kawaiiiiii!», nitrirono, mentre una quarta lolita sbucata dal nulla, vestita esattamente come loro, le fotografava con una Reflex più pesante di lei.
I loro gridolini giappominkiosi invasero per qualche minuto l’etere, fino a quando un gruppo di cosplayer di Star Wars non le scacciò prendendone il posto.
Darth Vader, con Darth Maul e il conte Dooku sulla destra, e l’imperatore Palpatine e Boba Fett sulla sinistra, si piazzò alle spalle degli alieni. Lui e gli altri signori dei Sith impugnavano le spade laser all’altezza delle loro gole, facendo finta di tenerli in ostaggio. Il povero Boba Fett, invece, sprovvisto della spada, fu costretto ad appoggiare la canna del suo blaster sul casco dell’extraterrestre che aveva davanti.
Di fronte a loro, Luke Skywalker, Obi Wan Kenobi, il maestro Yoda, Mace Windu, la principessa Leia, Chewbecca e Han Solo sembravano pronti a dare battaglia. Alla loro sinistra, un poco defilati, una pletora di fotografi immortalava il momento evocativo a colpi di flash.
Dopo di loro vennero quelli coi cartelli “Free Huges”, che si fecero fotografare mentre abbracciavano gli alieni; seguì il gruppo di cosplayer di Holly e Benji e Slam Dunk, i quali cercarono, invano, di farsi autografare i loro palloni; infine salirono alla ribalta i venti truzzi che imitavano “Nuccio Vip”, e che presero a saltellare sulle spalle dei cinque visitatori, rifilandogli schiaffoni sui caschi e pacche sulla schiena.
La cosa strana era che gli alieni non sembravano farci caso. Se ne stavano immobili, imperturbabili, come se il mondo circostante non esistesse, e quello che stava accadendo intorno a loro non li riguardasse.
Angelo si sentiva a disagio in loro presenza, anche se gli alieni sembravano – O erano? - solo una trovata pubblicitaria. Avrebbe voluto allontanarsi, ma era incatenato moralmente ai quei cazzoni dei suoi amici. Si morse la lingua.
Mannaggia a me e a quando ho detto che sarei venuto.
Avrebbe dovuto trovare una scusa plausibile per allontanarsi e costringere quegli stronzi ad andare con lui. Diede un’occhiata al cellulare.
Le cinque e dieci.
Spalancò le palpebre, si ricordò del programma della fiera di quel giorno, un fulmine gli attraversò il cervello, un’epifania gli illuminò il volto. «Ue’, perché non ci avviamo, che alle cinque e mezza c’è la conferenza di Star Comics con gli annunci delle nuove uscite?»
«Aspettiamo ancora due minuti, Buta», gli rispose Domenico, senza scomporsi. «Tanto non ci mettiamo niente ad arrivare alla Sala Conferenze.»
Angelo sbuffò.
Sconfitta totale.
Era bloccato a contemplare i cugini di E.T. per chissà quanto tempo ancora.
«Ragazzi, guardate quello!», esclamò Maurizio.
Angelo voltò la testa alla sua sinistra. Inarcò un sopracciglio.
Oggesù…
Una montagna di lardo, più simile a una lavatrice che al Freezer di Dragon Ball, si stava facendo largo tra la folla a forza di spintoni e gomitate. Il trucco che aveva in faccia era più vicino al nero che al grigio, e il costume che indossava era troppo attillato. Tette enormi ballonzolavano ad ogni suo passo, e rotoli di ciccia strabordavano dai suoi fianchi. «Guagliu’, forza!», gracchiò ad un certo punto. «Facciamo il gruppo!»
Apparvero altri cinque grassoni. Erano ingabbiati in tute aderenti che li facevano sembrare degli omini Michelin negri, e indossavano delle corazze, i celeberrimi battle suit, costruiti con pezzi di cartone tenuti insieme dal nastro adesivo.
Angelo spalancò le palpebre, barcollò, il suo cuore saltò un battito. Quei capelli colorati non lasciavano dubbi sulle identità assunte da quei cinque.
Sbuffò.
Si rendeva conto del fatto che fosse il primo a non potersi permettere di giudicare il prossimo, dato che faceva parte della simpatica categoria dei grassoni, ma non riusciva a capacitarsi del perché ci fosse gente che si ostinava a voler fare il cosplay di certi personaggi pur non avendo il fisico adatto per impersonare quei personaggi.
Soprattutto, Angelo non riusciva a capire come mai, ad ogni santa fiera, si doveva ritrovare tra i piedi individui del genere o diciottenni alte un metro e una virgosol del peso di 200 chili, che andavano in giro seminude perché avevano deciso di vestirsi da Lamù.
Così come, sul momento, non riusciva a capire perché il Freezer obeso stava dando indicazioni precise ai suoi cinque compari dopo aver tirato fuori una videocamera digitale dal suo zaino.
Domenico e Dario si squassarono dalle risate.
Maurizio scosse la testa.
Il facepalm di Marco e Delli fu epico.
Poi Angelo capì.
E il suo cuore fu letteralmente sul punto di rischiare un infarto.
Recitò mentalmente una sorta di litania.
Speriamo che non lo fanno…
Speriamo che non lo fanno…
Ma la litania non sortì gli effetti sperati, poiché quelli lo fecero per davvero.
Il primo grassone sollevò il braccio sinistro in diagonale, portò quello destro, col pugno chiuso, all’altezza dello stomaco, piegò il ginocchio sinistro in avanti e stese la gamba destra. «Rekoom!», urlò con tutto il fiato che aveva in gola.
Il secondo grassone imitò il primo, ma posizionò gambe e braccia nella maniera opposta. Poi prese un respiro profondo e gridò: «Butter!»
Il terzo poggiò il ginocchio sinistro a terra, alzò entrambe le braccia, e allungò i palmi delle mani verso l’esterno. «Jeeth!»
Il quarto si contorse nella medesima posizione di Jeeth, ma in senso inverso. «Guldo!»
L’ultimo mise il ginocchio sinistro sull’asfalto, allargò le braccia, puntò l’indice di entrambe le mani verso il basso. «Ginew!»
Gli altri quattro gli si strinsero attorno. Sorrisero. Poi, tutti insieme, latrarono: «Noi siamo la squadra speciale Ginew!»
Applausi e fischi risuonarono per il giardino.
Quanto sarebbe bello che quelli fossero alieni veri, tirassero fuori le pistole e li disintegrassero seduta sta...
Angelo non ebbe il tempo di finire di pensarlo.
I cinque omini in tuta spaziale estrassero le pistole rosse dalle fondine, stesero le braccia, presero la mira, premettero il grilletto.
Cinque raggi laser rossi colpirono con uno ZAP! metallico i membri della squadra speciale Ginew.
Smaterializzandoli.
All’istante.
Il giardino piombò in un silenzio assordante.
Si udì solo il fruscio di una foglia, che sospinta dal vento, vorticò davanti ai piedi degli alieni.
Per un attimo, il volto di tutti gli astanti si trasfigurò in quello dell’Urlo di Munch.
Poi fu il caos.

[To Be Continued...]

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7 commenti:

  1. La cosa più assurda è che ho letto con le vostre voci ahaha!
    Sono curioso di vedere i prossimi capitoli...

    PS: spammato ;)

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  2. Ho riso più volte andando avanti nella lettura. Quindi al momento mi piace.
    Retwittato!

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  3. Bello, da come avevi scritto che era il romanzo pensavo a qualcosa di molto peggio!

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  4. sommo semplicemente tu pensi e loro agiscono XD

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