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Se The Walking Dead asfalta Spiderman (ed è meglio di Superman)...

Una volta trovai scritto da qualche parte che quelli che si lamentavano del fatto di non essere in grado di “voler” leggere 700 albi di Spiderman (all’epoca si era all’alba del Superior, ovvero l’incarnazione Octopussiana del bimboragno) erano poi quelli che in 2 settimane si sparavano 800 capitoli di One Piece*.
Fatto sta che il comicbook americano, agli occhi di noi europei (e non solo) riveste da sempre quel ruolo “iconico” di “vero fumetto”.
È anzi assai probabile che quando pensate alla parola, “fumetto”, per associazione, la prima immagine che vi viene in mente non è Dylan Dog, non è Goku, non è Tin Tin: ma è quella di un Superman svolazzante, di un Batman stretto nel suo mantello a scrutare Gotham dall’alto di una guglia, o di un Uomo Ragno che si dondola su di un grattacielo grazie alla sua ragnatela.
Almeno, per quanto mi riguarda, è così.
Da quasi 80 anni, il supereroe dei fumetti fa parte del nostro immaginario collettivo, tanto che è diventato impossibile sbarazzarcene.
E allora perché, secondo l’amico Sam, in un certo qual modo, il fumetto supereroistico è morto?


Nel suo articolo, Sam ci dice la sua: in sostanza, in un mondo consumistico che va a 360 km al secondo, infarcito di social network, e pieno di distrazioni, “breve è meglio”. Non è più tempo di dare al lettore maxisaghe in grado di approfondire la storia e la psicologia del Supereroe “X”, perché il lettore si annoia facilmente, e preferisce leggere qualcosa di più “fruibile” nell’immediato, grazie a una serie di reboot e “nuovi punti di partenza”, che gli consentono di approcciarsi al Supereroe di turno, senza doversi sorbire i “700 numeri di Spiderman” di cui sopra.

Inoltre, non ci sono più gli sceneggiatori “di una volta”, che danno anima e corpo (ma soprattutto la loro brillantezza mentale) ai personaggi di casa DC e Marvel, facendoli risplendere in tutta la loro magnificenza eroica.

Ma è davvero così?
O meglio: perché si è arrivati a questo punto?


La morte di Superman: la morte del Classico(?)

L’amico Sam sa bene che nel corso della storia editoriale, Marvel e DC (e non solo) hanno ciclicamente vissuto momenti di crisi esistenziale, finanziaria –e soprattutto creativa.
Per rimanere su un personaggio che conoscono tutti, e i cui fumetti più importanti sono dei “must read”, basta anche solo citare Batman e la sua evoluzione negli anni 70 e 80. Il fumetto del Cavaliere Oscuro, il cui nome, da solo, bastava a mettere paura a criminali e malviventi, era stato ridotto a una pura “macchietta” (per non parlare del Joker: un vero e proprio villain di serie B, una linea comica, ben lontana dall’essere quella “nemesi” del Crociato col Mantello che tutti oggi conosciamo). C’è stato bisogno di una sorta di rinascimento per riportare la figura di Batman (e quella del Joker) alle sue “origini”, regalandogli i suoi tratti primigeni.


Batman negli anni 70...

E questo rinascimento non è avvenuto tramite lunghe run, bensì grazie a piccoli archi narrativi, miniserie fatte e finite (quelle di Miller e le storie di Moore), che servivano a riportare il personaggio in carreggiata, e allo stesso tempo, ad ampliare il numero di lettori (o riavvicinare quelli che, col tempo, si erano allontanati).
Il tutto coadiuvato da prodotti a tema quali film (quelli di Burton) e cartoon (su tutti, quello di Timm).



A ben vedere è quello che è successo, nuovamente, negli ultimi anni.
Il fumetto è solo il veicolo di partenza di un mondo che si apre (e diventa più fruibile) grazie ad altri media: cartoon e film a tema.

A ciò si aggiunge che per un autore, oggi, è molto difficile approcciarsi alla storia di un eroe di cui si è scritto tutto (e il contrario di tutto). Non è un caso che anche Sam ne parli (e punti i riflettori su quelle serie di punta di casa Marvel e DC che non a caso sono incentrate su personaggi ritenuti “minori” o “secondari” fino a qualche anno fa).

Ma nel leggere il suo articolo mi ha fatto strano constatare come Sam, che di comics è decisamente più esperto e navigato del sottoscritto, non abbia tirato in ballo questa ciclicità narrativa e autoriale di cui ho appena accennato, e il fatto che, a seguito della Silver Age, tutto il panorama fumettistico mondiale è stato poi destrutturato da Moore e soci, gettando le basi per una evoluzione del mercato il cui culmine (e la cui de-strutturazione) stiamo vivendo (a mio modo di vedere) proprio adesso.


I supereroi di casa Marvel e DC sono morti, ma lo sono già da trent’anni.
Dopo Moore e Miller, dopo i vari Watchmen e soci, il panorama fumettistico americano non è più stato lo stesso. Gli autori hanno capito non solo che i supereroi erano belli e defunti – o che, se dovevano essere resuscitati, bisognava attualizzarli o calarli un contesto “realistico”** -, ma che il pubblico voleva qualcosa di nuovo.

Non è un caso che proprio in quegli anni (e in quelli immediatamente successivi) si ha una concentrazione di capolavori, autori e personaggi autonomi e originali, del tutto “slegati” dal mondo del fumetto classico (o legati da un sottilissimo filo al vecchio mondo editoriale per mostrare una parvenza di continuità). Basta anche ricordare i più famosi: da Sandman a Spawn, passando per Hellblazer e Preacher, fino ad arrivare a prodotti come Witchblade e Darkness.


Io li adoravo, Witchblade e Darkness...

Gente come Gaiman, come Ennis o come McFarlane avevano già capito all’epoca che lavorare per Marvel e DC era grandioso, ma che i personaggi di Marvel e DC avrebbero sempre fagocitato qualsiasi loro grandiosa idea, e sarebbero venuti sempre prima dei loro nomi.

Benchè su Superman, Batman, Spiderman, X-Men e compagnia cantante ci abbiano scritto e disegnato, nel corso degli anni, i più importanti sceneggiatori e autori del panorama mondiale, sono sempre stati i personaggi, ovvero i supereroi, ad avere la meglio sui loro autori.

Noi sappiamo, ad esempio, che “Il ritorno del cavaliere oscuro” è di Frank Miller.
Ma Batman non è un “suo” personaggio. Perciò quando qualcuno chiede: “Ciao, mi consigli una storia su Batman?”, qualcuno suggerirà sempre Frank Miller, pur facendo presente che si tratta di una storia di Batman.


Magari uno non sa che questo è il Batman di Miller...Ma sa che è Batman!

Le cose invece si fanno differenti se uno chiede un consiglio sui fumetti DI Frank Miller. In quel caso qualcuno sicuramente nominerà Batman, ma prima di lui il consiglio verterà sempre, sistematicamente, sulle sue opere originali – o slegate dal panorama fumettistico classico.
Appena nomini Frank Miller, nella testa si forma l’immagine di Sin City o di 300 o di Ronin.
Non ti appare subito Batman –o Daredevil o Elektra.
Perché questi personaggi hanno vita propria a prescindere dai loro autori succedutisi nel corso degli anni.


Però tutti sanno che questo è 300, ed è di Frank Miller...

E questo pensiero, che tra la fine degli anni 80 e per tutti gli anni 90 era solo un’idea “work in progress”, è sicuramente esploso nell’ultima decade. Tutti i più importanti sceneggiatori di comics, da Millar a Kirkman, passando per gente come Hickman, hanno lavorato per Marvel e DC, sfornando anche eccellenti storie (ce li ricordiamo tutti gli Avengers di Hickman, così come Superman Red Son e Old Man Logan di Millar, passando per i Marvel Zombie di Kirkman, no?). Ma a differenza del passato, dove per un autore l’approdo in Marvel o Dc era il coronamento di una intera carriera, queste due Case Editrici rappresentano “solamente” un trampolino di lancio per progetti più ambiziosi.

Insomma, con la libertà di mercato di oggi, chi glielo fa fare, a un autore talentuoso, di rimanere legato per anni e anni a una casa fumettistica e a una serie di supereroi sui quali non potrai MAI rivendicare il nome?


...a me piace!

Millar, oggigiorno, con i suoi fumetti “personali” (pensate a Kick Ass o a The Secret Service), ci ha costruito un impero: il fumetto è solo un trampolino di lancio per un lavoro di marketing che può coinvolgere diversi media. È lui che gestisce sempre tutto, e il suo nome è bene impresso sulle sue creazioni.

Stesso discorso, naturalmente, può essere fatto per Kirkman: senza nemmeno citare i suoi millemila fumetti originali, dici “The Walking Dead” e vinci il banco.

Stesso discorso per Hickman e compari.

E la differenza si vede, quando un autore è vincolato a determinati personaggi, da quando invece può dare libero sfogo alla sua creatività.

Almeno, questo è quello che penso io.
Voi, invece, cosa ne pensate?

POTREBBERO SICURAMENTE PIACERTI
Superman: Red Son
Wolverine: Vecchio Logan
The Books of Magic
Dragon Ball: Tutto quello che non sai

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*Incredibile come riesca a infilarcelo praticamente ovunque, ormai…
** E non è un caso che proprio in quegli anni gli autori uccidono “realmente” i vecchi supereroi, salvo resuscitarli, per far capire al lettore che è iniziato un vero e proprio corso.

7 commenti:

  1. Il discorso è un po' più complicato del semplicistico "dopo Watchmen e il batman di Miller il supereroe è morto". Cioè, sì, c'è stata tutta l'epoca del decostruzionismo e poi del "realismo" (con la nascita di abomini tipo l'Ultimate Universe), ed è anche vero che, con mille mila supereroi e 50 anni di storie ormai si è proprio visto veramente tutto. PERO'. Però il discorso è più fine di questo. Esistono ancora autori molto validi e anche personaggi che potrebbero aver qualcosa da dire, ma forse è anche vero che il mercato punta a mini-saghe molto più fruibili, a rilanciare testate dal numero uno eccetera. Boh ho perso il filo di cosa stavo scrivendo, ma la mia ragazza urla che devo ritirare il bucato, quindi resta il tempo per dire KIRKMAN MI FAI SCHIFO, NON MI HAI MAI FATTO LEGGERE NULLA DI BELLO!

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    1. Il finale da show internettiano no ti prego! XD

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  2. Interessante questa tua analisi sommo.
    Si,i cosiddetti Comics ormai hanno perso tanto e sono diventati più sponsor per i Film e che altro.

    Uno dei motivi per cui ho sempre preferito un "manga" a un "comics" è il fatto che i comics non hanno una cronologia precisa,autori su autori prendono un personaggio e lo inseriscono in "mille" storie che alla fine non saranno mai lineari e incastrabili tra di loro. La "canonicità" i comics sembrano non conoscerla(i manga in questo sono più lineari,iniziano e finiscono...non vengono riscritti e fatte millemila versioni),c'è una confusione pazzesca. Ci saranno 10 versioni differenti di Spiderman,SuperMan,Batman ecc ecc

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    1. Beh, fino agli anni 90 la Marvel la sua linearità ce l' aveva. Poi tra ultimate, "one more days" o come si chiama per l' uomo ragno...
      un altra peculiarità è che molte volte le varie testate si incrociano e per avere l' arco narrativo completo ti devi comprare un po di tutto!

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  3. Il Batman anni 70 era quello di O'neal.

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  4. Beh, da tempo il fumetto negli states ha generato altra roba a partire dai serial degli anni 30 e 40. Poi come detto ha finito per passare in secondo piano rispetto a film e serie TV!

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